• TARI sulle locazioni brevi, PRT: “Non è uno sconto: rispetto alla tariffa domestica restano aumenti anche superiori al 50%”


    Nota Stampa del:

    Focus:


    Nel 2025 l’Amministrazione comunale aveva ricondotto le locazioni turistiche non imprenditoriali tra le utenze non domestiche modificando le tabelle del Piano economico finanziario, senza avere prima adeguato il Regolamento TARI.

    PRT ha contestato fin dall’inizio come illegittimo il procedimento seguito: una modifica sostanziale della classificazione tributaria non poteva essere introdotta attraverso un allegato tecnico-contabile, senza un’espressa previsione regolamentare e senza un voto consapevole del Consiglio comunale.

    Dopo mesi di interrogazioni, mozioni e iniziative consiliari promosse da PRT, nel luglio 2026 l’Amministrazione ha finalmente modificato il Regolamento, introducendo la categoria specifica N8.2 e una tariffa inferiore di circa il 40-50% rispetto a quella non domestica applicata nel 2025.

    PRT rivendica di avere contribuito concretamente a far rivedere quella scelta. Ma la tariffa del 2025, introdotta senza una preventiva base regolamentare, non può essere utilizzata per presentare la nuova disciplina come uno sconto.

    Confrontando la TARI che verrà applicata agli immobili classificati nella nuova categoria N8.2 con quella che gli stessi immobili pagherebbero se fossero invece classificati come normali utenze domestiche, emerge un aumento molto rilevante del tributo. Per un immobile di 80 m² il rincaro varia dal 25% al 106% (a seconda che il nucleo familiare di riferimento sia composto da 4 o da 1 persona); per un immobile di 100 m² varia dal 41% al 128%; per un immobile di 120 m² varia dal 55% al 145%. Le simulazioni riguardano la tariffa TARI di base, prima del tributo provinciale e di eventuali riduzioni o agevolazioni.

    Hanno votato contro il provvedimento il consigliere comunale Luca Manuli di PRT e gli altri consiglieri di opposizione presenti in aula: Andrea Carpita e Marcello Passalacqua.

    «Le nostre iniziative hanno contribuito a far abbandonare la tariffa molto più onerosa applicata nel 2025 senza una preventiva modifica del Regolamento. Ma non accettiamo che oggi quella tariffa venga utilizzata per parlare di uno sconto. Il confronto corretto è con quanto i cittadini pagavano come utenze domestiche ed è, rispetto a quella tariffa, che emergono aumenti anche superiori al 50%», dichiara il consigliere comunale Luca Manuli.

    Il principio sostenuto da PRT è semplice: la TARI non tassa il reddito prodotto dalla locazione, ma correttamente deve essere collegata alla quantità e alla potenzialità di produzione dei rifiuti.

    Prima di classificare automaticamente una civile abitazione come utenza non domestica, il Comune avrebbe dovuto valutare   I potenziali tempi effettivi di utilizzo, il numero medio degli ospiti, la stagionalità e la produzione annuale rispetto a quella di una famiglia residente.

    Il PEF spiega come calcolare la nuova tariffa dopo avere già inserito le locazioni brevi tra le utenze non domestiche, ma non contiene uno studio specifico che dimostri perché una casa utilizzata a fini turistici debba produrre più rifiuti di una normale abitazione.

    A questa carenza si aggiunge una modifica regolamentare incompleta. Restano dubbi sul trattamento delle pertinenze, sul caso di chi affitta soltanto una stanza, sulle riduzioni applicabili e sugli obblighi dichiarativi.

    Anche la modulistica è carente e continua a richiedere elementi tipici delle imprese, come partita IVA e codice ATECO, non necessariamente compatibili con le locazioni non imprenditoriali. Una disciplina poco chiara espone i cittadini a errori formali in buona fede, ad accertamenti incoerenti che daranno luogo a contenziosi, oltre a interessi e sanzioni.

    Per questo PRT chiede che il Comune pubblichi un vademecum ufficiale, con modulistica aggiornata ed esempi concreti, che chiarisca chi deve presentare la dichiarazione, come trattare pertinenze e immobili utilizzati solo in parte, quali riduzioni siano applicabili e da quando decorra il nuovo regime.

    Il problema riguarda una platea potenzialmente molto ampia. Il PEF considera soltanto 46 utenze N8.2, mentre nel portale dell’imposta di soggiorno risultano già oltre 800 posizioni complessive. Non tutte sono necessariamente locazioni non imprenditoriali, ma la distanza tra i due dati conferma che manca ancora una ricostruzione trasparente delle utenze da riclassificare.

    «Non si può chiedere ai cittadini di interpretare da soli un Regolamento tributario incompleto e poi considerarlievasori quando sbagliano (in buona fede). L’Amministrazione deve spiegare con chiarezza cosa cambia, aggiornare la modulistica e garantire regole uniformi per tutti», prosegue Manuli.

    PRT riconosce il risultato ottenuto: la tariffa molto più elevata applicata nel 2025 è stata rivista. Tuttavia, la nuova disciplina continua a prevedere aumenti significativi rispetto alla tariffa domestica, senza che sia stata resa nota un’istruttoria tecnica capace di dimostrare una maggiore produzione media di rifiuti. 

    Prima si dimostra la diversa produzione di rifiuti; poi, eventualmente, si applica una tariffa diversa. Non il contrario.


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    TARI sulle locazioni brevi, PRT: “Non è uno sconto: rispetto alla tariffa domestica restano aumenti anche superiori al 50%”


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    Nel 2025 l’Amministrazione comunale aveva ricondotto le locazioni turistiche non imprenditoriali tra le utenze non domestiche modificando le tabelle del Piano economico finanziario, senza avere prima adeguato il Regolamento TARI.

    PRT ha contestato fin dall’inizio come illegittimo il procedimento seguito: una modifica sostanziale della classificazione tributaria non poteva essere introdotta attraverso un allegato tecnico-contabile, senza un’espressa previsione regolamentare e senza un voto consapevole del Consiglio comunale.

    Dopo mesi di interrogazioni, mozioni e iniziative consiliari promosse da PRT, nel luglio 2026 l’Amministrazione ha finalmente modificato il Regolamento, introducendo la categoria specifica N8.2 e una tariffa inferiore di circa il 40-50% rispetto a quella non domestica applicata nel 2025.

    PRT rivendica di avere contribuito concretamente a far rivedere quella scelta. Ma la tariffa del 2025, introdotta senza una preventiva base regolamentare, non può essere utilizzata per presentare la nuova disciplina come uno sconto.

    Confrontando la TARI che verrà applicata agli immobili classificati nella nuova categoria N8.2 con quella che gli stessi immobili pagherebbero se fossero invece classificati come normali utenze domestiche, emerge un aumento molto rilevante del tributo. Per un immobile di 80 m² il rincaro varia dal 25% al 106% (a seconda che il nucleo familiare di riferimento sia composto da 4 o da 1 persona); per un immobile di 100 m² varia dal 41% al 128%; per un immobile di 120 m² varia dal 55% al 145%. Le simulazioni riguardano la tariffa TARI di base, prima del tributo provinciale e di eventuali riduzioni o agevolazioni.

    Hanno votato contro il provvedimento il consigliere comunale Luca Manuli di PRT e gli altri consiglieri di opposizione presenti in aula: Andrea Carpita e Marcello Passalacqua.

    «Le nostre iniziative hanno contribuito a far abbandonare la tariffa molto più onerosa applicata nel 2025 senza una preventiva modifica del Regolamento. Ma non accettiamo che oggi quella tariffa venga utilizzata per parlare di uno sconto. Il confronto corretto è con quanto i cittadini pagavano come utenze domestiche ed è, rispetto a quella tariffa, che emergono aumenti anche superiori al 50%», dichiara il consigliere comunale Luca Manuli.

    Il principio sostenuto da PRT è semplice: la TARI non tassa il reddito prodotto dalla locazione, ma correttamente deve essere collegata alla quantità e alla potenzialità di produzione dei rifiuti.

    Prima di classificare automaticamente una civile abitazione come utenza non domestica, il Comune avrebbe dovuto valutare   I potenziali tempi effettivi di utilizzo, il numero medio degli ospiti, la stagionalità e la produzione annuale rispetto a quella di una famiglia residente.

    Il PEF spiega come calcolare la nuova tariffa dopo avere già inserito le locazioni brevi tra le utenze non domestiche, ma non contiene uno studio specifico che dimostri perché una casa utilizzata a fini turistici debba produrre più rifiuti di una normale abitazione.

    A questa carenza si aggiunge una modifica regolamentare incompleta. Restano dubbi sul trattamento delle pertinenze, sul caso di chi affitta soltanto una stanza, sulle riduzioni applicabili e sugli obblighi dichiarativi.

    Anche la modulistica è carente e continua a richiedere elementi tipici delle imprese, come partita IVA e codice ATECO, non necessariamente compatibili con le locazioni non imprenditoriali. Una disciplina poco chiara espone i cittadini a errori formali in buona fede, ad accertamenti incoerenti che daranno luogo a contenziosi, oltre a interessi e sanzioni.

    Per questo PRT chiede che il Comune pubblichi un vademecum ufficiale, con modulistica aggiornata ed esempi concreti, che chiarisca chi deve presentare la dichiarazione, come trattare pertinenze e immobili utilizzati solo in parte, quali riduzioni siano applicabili e da quando decorra il nuovo regime.

    Il problema riguarda una platea potenzialmente molto ampia. Il PEF considera soltanto 46 utenze N8.2, mentre nel portale dell’imposta di soggiorno risultano già oltre 800 posizioni complessive. Non tutte sono necessariamente locazioni non imprenditoriali, ma la distanza tra i due dati conferma che manca ancora una ricostruzione trasparente delle utenze da riclassificare.

    «Non si può chiedere ai cittadini di interpretare da soli un Regolamento tributario incompleto e poi considerarlievasori quando sbagliano (in buona fede). L’Amministrazione deve spiegare con chiarezza cosa cambia, aggiornare la modulistica e garantire regole uniformi per tutti», prosegue Manuli.

    PRT riconosce il risultato ottenuto: la tariffa molto più elevata applicata nel 2025 è stata rivista. Tuttavia, la nuova disciplina continua a prevedere aumenti significativi rispetto alla tariffa domestica, senza che sia stata resa nota un’istruttoria tecnica capace di dimostrare una maggiore produzione media di rifiuti. 

    Prima si dimostra la diversa produzione di rifiuti; poi, eventualmente, si applica una tariffa diversa. Non il contrario.


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  • Rottamazione Quinquies, PRT: “Il Sindaco attacca Taormina e quando può aiutare i cittadini resta fermo”


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    ,

    Le dichiarazioni rese dal Sindaco a Putignano, dove Taormina è stata descritta come una città segnata da “corruttela elevata” ed evasione quasi all’80%, sono gravi e politicamente inaccettabili.

    Non perché non si debbano combattere illegalità, evasione o irregolarità. Al contrario: chi amministra ha il dovere di farlo. Ma una cosa è contrastare chi non paga e chi viola le regole; altra cosa è rappresentare pubblicamente Taormina come una città di evasori, usando la nostra comunità come materiale da racconto politico personale.

    Da mesi PRT pone una questione diversa: se davvero si vuole recuperare fiducia, risorse e regolarità, perché non utilizzare anche strumenti concreti per aiutare cittadini e imprese a mettersi in regola?

    Già nel Consiglio comunale del 2 marzo, Luca Manuli,Consigliere comunale, aveva posto direttamente il tema il tema sull’adesione alla Rottamazione Quinquies. In quella sede l’Amministrazione aveva dichiarato di essere al lavoro sulla questione e di avere attivato gli uffici per verificarne gli effetti economico-finanziari. Da allora, però, nulla. Nessuna proposta, nessun regolamento, nessuna decisione politica chiara. Per questo Manuli ha presentato un’interpellanza urgente, chiedendo formalmente di conoscere l’esito di quelle verifiche e le reali intenzioni dell’Amministrazione.

    «A marzo ci è stato detto che si stava valutando la Rottamazione Quinquies. Oggi siamo ancora qui a chiedere che fine abbiano fatto quelle verifiche. Se la misura non è sostenibile, lo si dica con atti e numeri. Se invece è sostenibile, si spieghi perché non si è proceduto. Quello che non accettiamo è dipingere Taormina come una comunità di evasori, mentre chi amministra non costruisce alcuna soluzione concreta.» dichiara Luca Manuli, Consigliere comunale.

    La definizione agevolata non è un favore e non è una resa contro l’evasione, il contribuente paga l’intero importo dovuto fatto salvo le sanzioni e gli interessi. È uno strumento che molti Comuni hanno valutato o adottato per recuperare crediti, ridurre contenziosi e permettere a cittadini e imprese di regolarizzare posizioni pregresse con condizioni più sostenibili.

    «Il punto politico è ormai evidente. Il Sindaco usa Taormina per la propria visibilità, ma quando c’è da amministrare nell’interesse dei taorminesi tutto si ferma. Fuori città descrive Taormina come un problema, dentro la città non costruisce soluzioni. E la maggioranza, con il suo silenzio, rende possibile tutto questo.» afferma Marco Rao, segretario di PRT.

    Per PRT è ormai evidente una dinamica politica: Taormina e i taorminesi vengono usati come mezzo per alimentare la visibilità del Sindaco, mentre le parole non vengono accompagnate da atti concreti. Il problema non è denunciare irregolarità o combattere l’evasione, ma farlo senza misura, senza distinguere e senza difendere l’immagine della città. Tutto questo avviene nel silenzio dei consiglieri di maggioranza, che non prendono posizione né davanti a dichiarazioni che colpiscono Taormina, né davanti alle occasioni perse per aiutare cittadini e imprese, né davanti all’assenza di risposte su strumenti che avrebbero potuto essere valutati seriamente e portati in Consiglio.

    «Il modello De Luca e questa Amministrazione hanno bruciato la frizione. Fanno proclami su proclami senza alcuna attenzione ai cittadini. I taorminesi hanno chiesto un cambiamento, ma Taormina ha bisogno di essere amministrata, rispettata e difesa con atti, scelte e responsabilità.» conclude Luca Manuli, Consigliere comunale.

    PRT continuerà a fare ciò che questa Amministrazione non fa: avanzare proposte, indicare strumenti concreti e difendere Taormina e i taorminesi.


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    Rottamazione Quinquies, PRT: “Il Sindaco attacca Taormina e quando può aiutare i cittadini resta fermo”


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    Le dichiarazioni rese dal Sindaco a Putignano, dove Taormina è stata descritta come una città segnata da “corruttela elevata” ed evasione quasi all’80%, sono gravi e politicamente inaccettabili.

    Non perché non si debbano combattere illegalità, evasione o irregolarità. Al contrario: chi amministra ha il dovere di farlo. Ma una cosa è contrastare chi non paga e chi viola le regole; altra cosa è rappresentare pubblicamente Taormina come una città di evasori, usando la nostra comunità come materiale da racconto politico personale.

    Da mesi PRT pone una questione diversa: se davvero si vuole recuperare fiducia, risorse e regolarità, perché non utilizzare anche strumenti concreti per aiutare cittadini e imprese a mettersi in regola?

    Già nel Consiglio comunale del 2 marzo, Luca Manuli,Consigliere comunale, aveva posto direttamente il tema il tema sull’adesione alla Rottamazione Quinquies. In quella sede l’Amministrazione aveva dichiarato di essere al lavoro sulla questione e di avere attivato gli uffici per verificarne gli effetti economico-finanziari. Da allora, però, nulla. Nessuna proposta, nessun regolamento, nessuna decisione politica chiara. Per questo Manuli ha presentato un’interpellanza urgente, chiedendo formalmente di conoscere l’esito di quelle verifiche e le reali intenzioni dell’Amministrazione.

    «A marzo ci è stato detto che si stava valutando la Rottamazione Quinquies. Oggi siamo ancora qui a chiedere che fine abbiano fatto quelle verifiche. Se la misura non è sostenibile, lo si dica con atti e numeri. Se invece è sostenibile, si spieghi perché non si è proceduto. Quello che non accettiamo è dipingere Taormina come una comunità di evasori, mentre chi amministra non costruisce alcuna soluzione concreta.» dichiara Luca Manuli, Consigliere comunale.

    La definizione agevolata non è un favore e non è una resa contro l’evasione, il contribuente paga l’intero importo dovuto fatto salvo le sanzioni e gli interessi. È uno strumento che molti Comuni hanno valutato o adottato per recuperare crediti, ridurre contenziosi e permettere a cittadini e imprese di regolarizzare posizioni pregresse con condizioni più sostenibili.

    «Il punto politico è ormai evidente. Il Sindaco usa Taormina per la propria visibilità, ma quando c’è da amministrare nell’interesse dei taorminesi tutto si ferma. Fuori città descrive Taormina come un problema, dentro la città non costruisce soluzioni. E la maggioranza, con il suo silenzio, rende possibile tutto questo.» afferma Marco Rao, segretario di PRT.

    Per PRT è ormai evidente una dinamica politica: Taormina e i taorminesi vengono usati come mezzo per alimentare la visibilità del Sindaco, mentre le parole non vengono accompagnate da atti concreti. Il problema non è denunciare irregolarità o combattere l’evasione, ma farlo senza misura, senza distinguere e senza difendere l’immagine della città. Tutto questo avviene nel silenzio dei consiglieri di maggioranza, che non prendono posizione né davanti a dichiarazioni che colpiscono Taormina, né davanti alle occasioni perse per aiutare cittadini e imprese, né davanti all’assenza di risposte su strumenti che avrebbero potuto essere valutati seriamente e portati in Consiglio.

    «Il modello De Luca e questa Amministrazione hanno bruciato la frizione. Fanno proclami su proclami senza alcuna attenzione ai cittadini. I taorminesi hanno chiesto un cambiamento, ma Taormina ha bisogno di essere amministrata, rispettata e difesa con atti, scelte e responsabilità.» conclude Luca Manuli, Consigliere comunale.

    PRT continuerà a fare ciò che questa Amministrazione non fa: avanzare proposte, indicare strumenti concreti e difendere Taormina e i taorminesi.


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  • Tante parole. Poche risposte: la trasparenza non si misura dalle dirette Facebook ma dagli atti


    Nota Stampa del:

    Focus:


    PRT annuncia di avere formalizzato una diffidaper il mancato riscontro a richieste di accesso  agli atti e chiarimenti presentate da mesi. Non è una “questione burocratica”: è un fatto politico. Questa Amministrazione  costruisce una parte rilevante della propria narrazione su trasparenza, innovazione ed efficienza, ma quando vengono  chiesti documenti puntuali e risposte verificabili dal Consiglio Comunale, arrivano silenzi, rinvii o nessuna risposta.

    «Quando il Sindaco vuole comunicare parla per ore; quando il Consiglio Comunale chiede documenti, passano mesi senza  risposta. La trasparenza non è una diretta Facebook: è mettere a disposizione gli atti e rispondere nel merito. Altrimenti si pretende fiducia senza rendere conto.»dichiara Luca Manuli, Consigliere Comunale. 

    Le richieste inevase non riguardano curiosità o temi marginali. Riguardano dossier centrali: società partecipate e contratti  di servizio; rendiconto e rivalutazione del patrimonio comunale; recupero evasione tributaria; liste d’attesa e gestione dei  parcheggi; taglio degli alberi del Giardino Pubblico; comunicazioni e documentazione richiamate con la Corte dei conti.  Sono atti essenziali per consentire al Consiglio Comunale di esercitare la funzione di controllo democraticoe per garantire  ai cittadini la piena conoscibilità delle scelte pubbliche. 

    «Si può comunicare quanto si vuole, ma la trasparenza si misura quando arrivano gli atti e le risposte scritte. Se quelle  mancano, resta solo propaganda.»aggiunge Alessio Bonesoli, Vice Presidente di PRT. 

    Il Sindaco ama definire il proprio un movimento “post ideologico”. Vorremmo capire se, in questa visione, rientri anche  l’idea che alle richieste del Consiglio Comunale si possa rispondere quando “conviene” o quando fa comodo. Le regole  istituzionali non si superano con gli slogan, e la trasparenza non può essere a intermittenza

    PRT chiede che venga ripristinato un metodo normale e rispettoso delle istituzioni: risposte puntuali, documenti  disponibili, tempi certi. Chi governa dovrebbe essere il primo a favorire la circolazione delle informazioni, perché la  trasparenza non si misura dal numero di post pubblicati o di dirette trasmesse, ma dalla disponibilità degli atti e dalla  capacità di rispondere puntualmente alle domande che vengono poste. 


    Tante parole. Poche risposte: la trasparenza non si misura dalle dirette Facebook ma dagli atti


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    PRT annuncia di avere formalizzato una diffidaper il mancato riscontro a richieste di accesso  agli atti e chiarimenti presentate da mesi. Non è una “questione burocratica”: è un fatto politico. Questa Amministrazione  costruisce una parte rilevante della propria narrazione su trasparenza, innovazione ed efficienza, ma quando vengono  chiesti documenti puntuali e risposte verificabili dal Consiglio Comunale, arrivano silenzi, rinvii o nessuna risposta.

    «Quando il Sindaco vuole comunicare parla per ore; quando il Consiglio Comunale chiede documenti, passano mesi senza  risposta. La trasparenza non è una diretta Facebook: è mettere a disposizione gli atti e rispondere nel merito. Altrimenti si pretende fiducia senza rendere conto.»dichiara Luca Manuli, Consigliere Comunale. 

    Le richieste inevase non riguardano curiosità o temi marginali. Riguardano dossier centrali: società partecipate e contratti  di servizio; rendiconto e rivalutazione del patrimonio comunale; recupero evasione tributaria; liste d’attesa e gestione dei  parcheggi; taglio degli alberi del Giardino Pubblico; comunicazioni e documentazione richiamate con la Corte dei conti.  Sono atti essenziali per consentire al Consiglio Comunale di esercitare la funzione di controllo democraticoe per garantire  ai cittadini la piena conoscibilità delle scelte pubbliche. 

    «Si può comunicare quanto si vuole, ma la trasparenza si misura quando arrivano gli atti e le risposte scritte. Se quelle  mancano, resta solo propaganda.»aggiunge Alessio Bonesoli, Vice Presidente di PRT. 

    Il Sindaco ama definire il proprio un movimento “post ideologico”. Vorremmo capire se, in questa visione, rientri anche  l’idea che alle richieste del Consiglio Comunale si possa rispondere quando “conviene” o quando fa comodo. Le regole  istituzionali non si superano con gli slogan, e la trasparenza non può essere a intermittenza

    PRT chiede che venga ripristinato un metodo normale e rispettoso delle istituzioni: risposte puntuali, documenti  disponibili, tempi certi. Chi governa dovrebbe essere il primo a favorire la circolazione delle informazioni, perché la  trasparenza non si misura dal numero di post pubblicati o di dirette trasmesse, ma dalla disponibilità degli atti e dalla  capacità di rispondere puntualmente alle domande che vengono poste. 


  • Tra propaganda e silenzi: sulla vicenda Palacongressi servono risposte, non colpi di spugna


    Nota Stampa del:

    Focus:


    La bulimia comunicativa del Sindaco produce un effetto ormai noto: molto rumore, poca  memoria. Una raffica continua di post che rende difficile qualsiasi replica tempestiva e finisce per sommergere tutto nel  dimenticatoio. Ma nel dimenticatoio restano soprattutto le domande: quelle che riguardano atti, regole, trasparenza e  responsabilità. E a Taormina, quando le domande restano senza risposta, non è “comunicazione”: è opacità. 

    La vicenda è nota e merita di essere richiamata con chiarezza, perché non parliamo di un pettegolezzo di fine anno ma di  un precedente amministrativo. Il 31 dicembre 2025il Palazzo dei Congressi è stato concesso per una “Cena di Fine Anno”  promossa da un’associazione sportiva. Su quella concessione, Luca Manuli e Nunzio Corvaia hanno presentato  un’interrogazione formale con richiesta di risposta scritta, ricostruendo i passaggi amministrativi indicati negli atti  (delibera di Giunta n. 285 del 15/12/2025, concessione amministrativa con tariffa agevolata, licenza di pubblico  spettacolo con Decreto sindacale n. 43 del 30/12/2025e prescrizioni su capienza e divieto di ballo) e segnalando le  incongruenze tra la qualificazione dell’iniziativa e la promozione/gestione dell’evento. 

    A questa interrogazione non è seguita una risposta nel merito. L’unico riscontro ad oggi è una nota del Sindaco (prot. n.  1486/2026) in cui si afferma che, “a seguito di apposita istruttoria”, i fatti sono stati segnalati “alle autorità preposte ed  agli uffici comunali competenti” e che si resta “in attesa di conoscere gli esiti degli accertamenti” per poter fornire una  risposta dettagliata. 

    «È questo il punto: quando si tratta di fare propaganda, la macchina è rapidissima. Quando invece servono chiarimenti  sugli atti, arriva un rinvio che sposta tutto nel tempo, come se la trasparenza fosse un optional. Le dimissioni dell’assessore  Sferra hanno avuto il sapore di un colpo di spugna: via la polvere sotto il tappeto, archiviata una vicenda quantomeno  imbarazzante per Taormina e per i taorminesi. Ma i dubbi restano, e con loro resta il dovere di rispondere.»dichiara  Alessio Bonesoli, vicepresidente di PRT. 

    È evidente che il Sindaco non si sia occupato della vicenda prima e non se ne stia occupando adesso, essendo impegnato  in altre città per le campagne elettorali delle amministrative. E mentre Taormina diventa terreno di narrazioni, post e  “blitz” selettivi, le questioni concrete – quelle che riguardano regole, atti e beni pubblici – vengono trattate con  un’attenzione intermittente. 

    «Respingiamo al mittente la logica dei blitz ad orologeria: utili solo ad alimentare un racconto autocelebrativo che serve  esclusivamente a chi oggi detiene il potere in città. La trasparenza non è un accessorio da esibire a intermittenza, ma il  fondamento stesso della credibilità politico-amministrativa. E, a oggi, quel fondamento appare decisamente fragile.»conclude Bonesoli.


    Tra propaganda e silenzi: sulla vicenda Palacongressi servono risposte, non colpi di spugna


    Nota Stampa del:

    Focus:


    La bulimia comunicativa del Sindaco produce un effetto ormai noto: molto rumore, poca  memoria. Una raffica continua di post che rende difficile qualsiasi replica tempestiva e finisce per sommergere tutto nel  dimenticatoio. Ma nel dimenticatoio restano soprattutto le domande: quelle che riguardano atti, regole, trasparenza e  responsabilità. E a Taormina, quando le domande restano senza risposta, non è “comunicazione”: è opacità. 

    La vicenda è nota e merita di essere richiamata con chiarezza, perché non parliamo di un pettegolezzo di fine anno ma di  un precedente amministrativo. Il 31 dicembre 2025il Palazzo dei Congressi è stato concesso per una “Cena di Fine Anno”  promossa da un’associazione sportiva. Su quella concessione, Luca Manuli e Nunzio Corvaia hanno presentato  un’interrogazione formale con richiesta di risposta scritta, ricostruendo i passaggi amministrativi indicati negli atti  (delibera di Giunta n. 285 del 15/12/2025, concessione amministrativa con tariffa agevolata, licenza di pubblico  spettacolo con Decreto sindacale n. 43 del 30/12/2025e prescrizioni su capienza e divieto di ballo) e segnalando le  incongruenze tra la qualificazione dell’iniziativa e la promozione/gestione dell’evento. 

    A questa interrogazione non è seguita una risposta nel merito. L’unico riscontro ad oggi è una nota del Sindaco (prot. n.  1486/2026) in cui si afferma che, “a seguito di apposita istruttoria”, i fatti sono stati segnalati “alle autorità preposte ed  agli uffici comunali competenti” e che si resta “in attesa di conoscere gli esiti degli accertamenti” per poter fornire una  risposta dettagliata. 

    «È questo il punto: quando si tratta di fare propaganda, la macchina è rapidissima. Quando invece servono chiarimenti  sugli atti, arriva un rinvio che sposta tutto nel tempo, come se la trasparenza fosse un optional. Le dimissioni dell’assessore  Sferra hanno avuto il sapore di un colpo di spugna: via la polvere sotto il tappeto, archiviata una vicenda quantomeno  imbarazzante per Taormina e per i taorminesi. Ma i dubbi restano, e con loro resta il dovere di rispondere.»dichiara  Alessio Bonesoli, vicepresidente di PRT. 

    È evidente che il Sindaco non si sia occupato della vicenda prima e non se ne stia occupando adesso, essendo impegnato  in altre città per le campagne elettorali delle amministrative. E mentre Taormina diventa terreno di narrazioni, post e  “blitz” selettivi, le questioni concrete – quelle che riguardano regole, atti e beni pubblici – vengono trattate con  un’attenzione intermittente. 

    «Respingiamo al mittente la logica dei blitz ad orologeria: utili solo ad alimentare un racconto autocelebrativo che serve  esclusivamente a chi oggi detiene il potere in città. La trasparenza non è un accessorio da esibire a intermittenza, ma il  fondamento stesso della credibilità politico-amministrativa. E, a oggi, quel fondamento appare decisamente fragile.»conclude Bonesoli.


  • Partecipate: bocciata la mozione sul “controllo analogo”. Un segnale politico grave sul ruolo del Consiglio


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    Nell’ultimo Consiglio comunale Luca Manuli, consigliere comunale di opposizione e presidente di PRT, ha presentato una mozione per istituire e rendere operativo un controllo analogo reale e continuativo sulle società partecipate del Comune. La maggioranza ha chiesto di ritirare la mozione sostenendo che “stanno già lavorando sul punto” e che quindi non sarebbe stato necessario votarla. Nonostante la richiesta, la mozione non è stata ritirata e la maggioranza si è assunta l’onere di bocciarla.

    In aula, il Gruppo consiliare “Rinascimento Taormina” – di cui Luca Manuli è capogruppo – ha votato a favore della mozione, ritenendola coerente con le prerogative del Consiglio comunale e con l’esigenza di rafforzare il controllo democratico sulle società partecipate.

    PRT ribadisce con chiarezza: il controllo analogo non è una bandierina politica, né “burocrazia”. È un vincolo sostanziale quando si decide di affidare servizi e funzioni pubbliche a strumenti “in house”. Non basta scriverlo negli statuti o promettere “cruscotti e report”: serve un sistema che incida davvero su indirizzi strategici e decisioni significative. Lo richiamano la Direttiva 2014/24/UE, il Testo Unico delle Società Partecipate (D.Lgs. 175/2016), il TUEL con i controlli interni e, più di recente, il D.Lgs. 201/2022 sui servizi pubblici locali, che rafforza gli obblighi di monitoraggio su efficienza, economicità e qualità dei servizi affidati.

    «Oggi il Consiglio comunale viene trattato come un fastidio, non come un’istituzione. Se si sceglie lo strumento in house, si deve attuare il controllo che lo rende legittimo e sostenibile. ANAC, con le sue Linee guida (delibera 951/2017), è chiara: il controllo va esercitato ex ante, contestuale ed ex post, in modo cumulativo. E la Corte dei conti, nella deliberazione 209/2025/PASP, considera il controllo analogo rigoroso un presupposto fondante dell’in house. Se la maggioranza dice che è una cosa condivisibile e “ci sta lavorando”, allora la domanda è semplice: perché bocciarla invece di votarla?»

    La scelta politica è ancora più incomprensibile perché Taormina, nel 2025, ha moltiplicato il perimetro delle partecipate: alle strutture già esistenti si sono aggiunte nuove società. Questo non riduce il bisogno di controllo: lo amplifica. Aumenta il rischio di duplicazioni di spesa, inefficienze e perdita di visione unitaria sugli equilibri del “gruppo pubblico locale”. Ed è esattamente in questi contesti che, se il Consiglio non esercita controllo, le partecipate possono trasformarsi da strumenti di servizio in zone franche, dove si diluiscono responsabilità e si alimentano scelte opache.

    «Il nodo politico è il rapporto tra partecipate e democrazia locale. Se una quota crescente di funzioni pubbliche viene spostata su società, allora il Consiglio comunale deve poter esercitare un controllo effettivo, non essere chiamato solo a prendere atto “a posteriori”. Chiedere di ritirare una mozione perché “ci stiamo lavorando” significa svuotare il voto e trasformare l’indirizzo politico in una promessa senza responsabilità. È esattamente così che si normalizza l’idea che il Consiglio conti meno, e con esso contino meno i cittadini che i consiglieri comunali rappresentano.»

    PRT considera la bocciatura della mozione una cartina di tornasole: quando si tratta di rafforzare il ruolo del Consiglio e mettere il controllo in un atto pubblico, la maggioranza sceglie la strada della promessa generica (“ci stiamo lavorando”) invece del voto. Ed è qui che emerge un nodo politico: consiglieri eletti senza vincolo di mandato, che dovrebbero essere liberi e responsabili verso la città, ma che – nei fatti – appaiono vincolati a dinamiche di maggioranza al punto da non votare ciò che dicono di condividere. Se non si vota un atto ritenuto “condivisibile”, che valore ha allora quella condivisione?

    Senza controlli effettivi e strutturati, situazioni come questa non fanno altro che aumentare la sfiducia dei cittadini verso la politica e verso le istituzioni. Per questo servono scelte coerenti, strumenti di monitoraggio reali e responsabilità tracciabili: non annunci.

    PRT continuerà a insistere perché il controllo analogo non resti un annuncio, ma diventi un sistema reale: non per polemica, ma perché senza controllo effettivo le partecipate smettono di essere strumenti di servizio e diventano un costo, un rischio e un fattore di sfiducia.


    Partecipate: bocciata la mozione sul “controllo analogo”. Un segnale politico grave sul ruolo del Consiglio


    Nota Stampa del:

    Focus:


    Nell’ultimo Consiglio comunale Luca Manuli, consigliere comunale di opposizione e presidente di PRT, ha presentato una mozione per istituire e rendere operativo un controllo analogo reale e continuativo sulle società partecipate del Comune. La maggioranza ha chiesto di ritirare la mozione sostenendo che “stanno già lavorando sul punto” e che quindi non sarebbe stato necessario votarla. Nonostante la richiesta, la mozione non è stata ritirata e la maggioranza si è assunta l’onere di bocciarla.

    In aula, il Gruppo consiliare “Rinascimento Taormina” – di cui Luca Manuli è capogruppo – ha votato a favore della mozione, ritenendola coerente con le prerogative del Consiglio comunale e con l’esigenza di rafforzare il controllo democratico sulle società partecipate.

    PRT ribadisce con chiarezza: il controllo analogo non è una bandierina politica, né “burocrazia”. È un vincolo sostanziale quando si decide di affidare servizi e funzioni pubbliche a strumenti “in house”. Non basta scriverlo negli statuti o promettere “cruscotti e report”: serve un sistema che incida davvero su indirizzi strategici e decisioni significative. Lo richiamano la Direttiva 2014/24/UE, il Testo Unico delle Società Partecipate (D.Lgs. 175/2016), il TUEL con i controlli interni e, più di recente, il D.Lgs. 201/2022 sui servizi pubblici locali, che rafforza gli obblighi di monitoraggio su efficienza, economicità e qualità dei servizi affidati.

    «Oggi il Consiglio comunale viene trattato come un fastidio, non come un’istituzione. Se si sceglie lo strumento in house, si deve attuare il controllo che lo rende legittimo e sostenibile. ANAC, con le sue Linee guida (delibera 951/2017), è chiara: il controllo va esercitato ex ante, contestuale ed ex post, in modo cumulativo. E la Corte dei conti, nella deliberazione 209/2025/PASP, considera il controllo analogo rigoroso un presupposto fondante dell’in house. Se la maggioranza dice che è una cosa condivisibile e “ci sta lavorando”, allora la domanda è semplice: perché bocciarla invece di votarla?»

    La scelta politica è ancora più incomprensibile perché Taormina, nel 2025, ha moltiplicato il perimetro delle partecipate: alle strutture già esistenti si sono aggiunte nuove società. Questo non riduce il bisogno di controllo: lo amplifica. Aumenta il rischio di duplicazioni di spesa, inefficienze e perdita di visione unitaria sugli equilibri del “gruppo pubblico locale”. Ed è esattamente in questi contesti che, se il Consiglio non esercita controllo, le partecipate possono trasformarsi da strumenti di servizio in zone franche, dove si diluiscono responsabilità e si alimentano scelte opache.

    «Il nodo politico è il rapporto tra partecipate e democrazia locale. Se una quota crescente di funzioni pubbliche viene spostata su società, allora il Consiglio comunale deve poter esercitare un controllo effettivo, non essere chiamato solo a prendere atto “a posteriori”. Chiedere di ritirare una mozione perché “ci stiamo lavorando” significa svuotare il voto e trasformare l’indirizzo politico in una promessa senza responsabilità. È esattamente così che si normalizza l’idea che il Consiglio conti meno, e con esso contino meno i cittadini che i consiglieri comunali rappresentano.»

    PRT considera la bocciatura della mozione una cartina di tornasole: quando si tratta di rafforzare il ruolo del Consiglio e mettere il controllo in un atto pubblico, la maggioranza sceglie la strada della promessa generica (“ci stiamo lavorando”) invece del voto. Ed è qui che emerge un nodo politico: consiglieri eletti senza vincolo di mandato, che dovrebbero essere liberi e responsabili verso la città, ma che – nei fatti – appaiono vincolati a dinamiche di maggioranza al punto da non votare ciò che dicono di condividere. Se non si vota un atto ritenuto “condivisibile”, che valore ha allora quella condivisione?

    Senza controlli effettivi e strutturati, situazioni come questa non fanno altro che aumentare la sfiducia dei cittadini verso la politica e verso le istituzioni. Per questo servono scelte coerenti, strumenti di monitoraggio reali e responsabilità tracciabili: non annunci.

    PRT continuerà a insistere perché il controllo analogo non resti un annuncio, ma diventi un sistema reale: non per polemica, ma perché senza controllo effettivo le partecipate smettono di essere strumenti di servizio e diventano un costo, un rischio e un fattore di sfiducia.


  • Partecipate, nomine fiduciarie e spesa opaca: il “caso Cicala” riapre il tema della credibilità


    Nota Stampa del:

    Focus:


    Taormina, 24 aprile 2026 – Il “caso Cicala” non è cronaca locale: è una cartina di tornasole nazionale sul rapporto tra partecipate, credibilità istituzionale e controlli reali. Sulla vicenda il Sindaco ha difeso pubblicamente la nomina di Roberto Cicala alla guida di Equità Urbana S.p.A., partecipata del Comune di Taormina chiamata a occuparsi di accertamento e riscossione. Nello stesso confronto pubblico, Cicala ha dichiarato l’esistenza di una posizione debitoria con l’Agenzia delle Entrate e ha ricostruito le ragioni della vicenda. Al di là delle ricostruzioni personali, resta un punto politico: una funzione così delicata richiede coerenza istituzionale e scelte che non aprano zone d’ombra.

    «La riscossione vive di credibilità: chi la guida deve essere inattaccabile sotto il profilo della regolarità tributaria. Se la regolarità tributaria è una bandiera rivolta ai cittadini, allora la coerenza deve valere prima di tutto per le nomine apicali della società che deve riscuotere. Non è un attacco personale: è una questione di credibilità istituzionale.» dichiara Luca Manuli, consigliere comunale di opposizione e presidente di PRT.

    PRT ricorda inoltre di avere già contestato in sede politica e pubblica, e anche con una segnalazione alla Corte dei conti, la sostenibilità dell’impianto economico di Equità Urbana: un business plan giudicato lacunoso, con costi sottostimati e ricavi proiettati in modo poco attendibile nel tempo. Sono criticità che, se non affrontate con serietà, rischiano di trasformare la partecipata in un problema strutturale per il Comune e in un costo indiretto per i cittadini.

    Proprio perché queste criticità non riguardano una sola società, ma il modello complessivo delle partecipate costituite nel 2025, PRT sottolinea che la risposta non può essere solo comunicativa: servono controlli veri. Per questo PRT ha già depositato una mozione per istituire/rafforzare il controllo analogo del Comune di Taormina sulle proprie partecipate, oggi ritenuto carente: reporting, accesso ai dati, obiettivi e verifiche periodiche, per riportare trasparenza e responsabilità dove oggi c’è troppa discrezionalità.

    La vicenda si innesta inoltre in un contesto più ampio che riguarda la qualità della spesa pubblica. ANAC segnala da tempo il ricorso massivo agli affidamenti diretti sotto soglia e richiama l’attenzione sul fenomeno dell’“addensamento” vicino alle soglie. Non è illegale ricorrere all’affidamento diretto; il problema politico-amministrativo nasce quando diventa la regola, riduce il confronto competitivo e aumenta il rischio di spesa opaca. La proliferazione di partecipate, moltiplicando i centri di spesa, rende ancora più necessarie regole di controllo e responsabilità stringenti.

    PRT chiede coerenza: partecipate orientate a servizio e trasparenza, non a potere e consenso; numeri solidi, controlli reali, responsabilità verificabili. Perché quando si moltiplicano le “scatole” senza rafforzare i controlli, non è solo Taormina a perdere: perde credibilità l’idea stessa di buona amministrazione.


    Partecipate, nomine fiduciarie e spesa opaca: il “caso Cicala” riapre il tema della credibilità


    Nota Stampa del:

    Focus:


    Taormina, 24 aprile 2026 – Il “caso Cicala” non è cronaca locale: è una cartina di tornasole nazionale sul rapporto tra partecipate, credibilità istituzionale e controlli reali. Sulla vicenda il Sindaco ha difeso pubblicamente la nomina di Roberto Cicala alla guida di Equità Urbana S.p.A., partecipata del Comune di Taormina chiamata a occuparsi di accertamento e riscossione. Nello stesso confronto pubblico, Cicala ha dichiarato l’esistenza di una posizione debitoria con l’Agenzia delle Entrate e ha ricostruito le ragioni della vicenda. Al di là delle ricostruzioni personali, resta un punto politico: una funzione così delicata richiede coerenza istituzionale e scelte che non aprano zone d’ombra.

    «La riscossione vive di credibilità: chi la guida deve essere inattaccabile sotto il profilo della regolarità tributaria. Se la regolarità tributaria è una bandiera rivolta ai cittadini, allora la coerenza deve valere prima di tutto per le nomine apicali della società che deve riscuotere. Non è un attacco personale: è una questione di credibilità istituzionale.» dichiara Luca Manuli, consigliere comunale di opposizione e presidente di PRT.

    PRT ricorda inoltre di avere già contestato in sede politica e pubblica, e anche con una segnalazione alla Corte dei conti, la sostenibilità dell’impianto economico di Equità Urbana: un business plan giudicato lacunoso, con costi sottostimati e ricavi proiettati in modo poco attendibile nel tempo. Sono criticità che, se non affrontate con serietà, rischiano di trasformare la partecipata in un problema strutturale per il Comune e in un costo indiretto per i cittadini.

    Proprio perché queste criticità non riguardano una sola società, ma il modello complessivo delle partecipate costituite nel 2025, PRT sottolinea che la risposta non può essere solo comunicativa: servono controlli veri. Per questo PRT ha già depositato una mozione per istituire/rafforzare il controllo analogo del Comune di Taormina sulle proprie partecipate, oggi ritenuto carente: reporting, accesso ai dati, obiettivi e verifiche periodiche, per riportare trasparenza e responsabilità dove oggi c’è troppa discrezionalità.

    La vicenda si innesta inoltre in un contesto più ampio che riguarda la qualità della spesa pubblica. ANAC segnala da tempo il ricorso massivo agli affidamenti diretti sotto soglia e richiama l’attenzione sul fenomeno dell’“addensamento” vicino alle soglie. Non è illegale ricorrere all’affidamento diretto; il problema politico-amministrativo nasce quando diventa la regola, riduce il confronto competitivo e aumenta il rischio di spesa opaca. La proliferazione di partecipate, moltiplicando i centri di spesa, rende ancora più necessarie regole di controllo e responsabilità stringenti.

    PRT chiede coerenza: partecipate orientate a servizio e trasparenza, non a potere e consenso; numeri solidi, controlli reali, responsabilità verificabili. Perché quando si moltiplicano le “scatole” senza rafforzare i controlli, non è solo Taormina a perdere: perde credibilità l’idea stessa di buona amministrazione.


  • Mazzarò e Isola Bella non sono solo vetrine turistiche: più vivibilità e più sosta per i residenti



    La zona di Mazzarò–Isola Bella deve essere considerata come un unico ambito urbano, con una funzione residenziale, economica e sociale, non soltanto come area turistica. Per PRT, anche la zona a mare è città, e come tale va governata mettendo al centro la vivibilità di chi ci vive, di chi ci lavora, di chi la frequenta ogni giorno.

    Il nodo più urgente riguarda la sosta dei residenti. I numeri chiariscono la sproporzione: nell’area si stimano 108 residenti (circa 55 famiglie) e un fabbisogno di 70–80 auto, mentre gli stalli “gialli” esterni presso il piazzale Funivia risultano 9 + 1 disabili. In queste condizioni, la vita quotidiana diventa un percorso a ostacoli, e il diritto di accesso e sosta si trasforma in un problema strutturale di dignità urbana.

    «I residenti di Mazzarò non chiedono privilegi. Chiedono che venga riconosciuto un principio semplice: chi vive a Mazzarò e Isola Bella deve poter accedere e sostare in condizioni ragionevoli. La vivibilità dei residenti non può restare una variabile marginale.», dichiara Arianna Moschella, membro di PRT.

    PRT ritiene che il sistema parcheggi della Funivia debba avere una funzione prioritaria a servizio dei residenti della zona. Se gli stalli dedicati sono così pochi, l’alternativa diventa spesso pagare tariffe piene sulle strisce blu o non trovare soluzione: non è un equilibrio sostenibile per un’area che è città, non solo flusso.

    «Se una città vuole governare i flussi turistici, deve prima tutelare la vita ordinaria di chi quella zona la vive davvero, e non lasciare i residenti senza una soluzione strutturale.» prosegue Moschella.

    Per questo PRT chiede azioni chiare e verificabili: aumentare gli stalli residenti nel piazzale Funivia; rimodulare l’attuale limite agli abbonamenti annuali residenti; introdurre una tariffa residenti sulle strisce blu di Mazzarò, così da garantire una risposta stabile anche quando gli stalli dedicati risultano occupati; e posizionare un display con contatore che notifichi se il parcheggio sotterraneo sia pieno prima della discesa, così da evitare ingorghi inutili.

    Accanto alla sosta, la vivibilità si misura anche su mobilità e sicurezza. Serve ragionare su come rendere più fluida la sosta degli autobus lungo la Statale e valutare il progetto di riqualificazione dell’area di sbarco delle scale di Mazzarò, trasformando il punto di fermata nel piazzale Funivia in una baia protetta: spostare la salita e discesa dei passeggeri all’interno di un’area dedicata consentirebbe più sicurezza e ridurrebbe i blocchi e le paralisi del traffico sulla SS114.

    PRT chiede che su Mazzarò e Isola Bella si apra subito una riflessione seria, concreta e non episodica, capace di rimettere al centro la vivibilità, i diritti dei residenti e una gestione più equilibrata della zona a mare. «Una città seria non sacrifica completamente la vita ordinaria dei residenti nelle aree più esposte ai flussi. Serve metodo, equilibrio e una scelta chiara: governare questa zona come parte viva di Taormina, non come semplice vetrina.» conclude Arianna Moschella.


    Mazzarò e Isola Bella non sono solo vetrine turistiche: più vivibilità e più sosta per i residenti



    La zona di Mazzarò–Isola Bella deve essere considerata come un unico ambito urbano, con una funzione residenziale, economica e sociale, non soltanto come area turistica. Per PRT, anche la zona a mare è città, e come tale va governata mettendo al centro la vivibilità di chi ci vive, di chi ci lavora, di chi la frequenta ogni giorno.

    Il nodo più urgente riguarda la sosta dei residenti. I numeri chiariscono la sproporzione: nell’area si stimano 108 residenti (circa 55 famiglie) e un fabbisogno di 70–80 auto, mentre gli stalli “gialli” esterni presso il piazzale Funivia risultano 9 + 1 disabili. In queste condizioni, la vita quotidiana diventa un percorso a ostacoli, e il diritto di accesso e sosta si trasforma in un problema strutturale di dignità urbana.

    «I residenti di Mazzarò non chiedono privilegi. Chiedono che venga riconosciuto un principio semplice: chi vive a Mazzarò e Isola Bella deve poter accedere e sostare in condizioni ragionevoli. La vivibilità dei residenti non può restare una variabile marginale.», dichiara Arianna Moschella, membro di PRT.

    PRT ritiene che il sistema parcheggi della Funivia debba avere una funzione prioritaria a servizio dei residenti della zona. Se gli stalli dedicati sono così pochi, l’alternativa diventa spesso pagare tariffe piene sulle strisce blu o non trovare soluzione: non è un equilibrio sostenibile per un’area che è città, non solo flusso.

    «Se una città vuole governare i flussi turistici, deve prima tutelare la vita ordinaria di chi quella zona la vive davvero, e non lasciare i residenti senza una soluzione strutturale.» prosegue Moschella.

    Per questo PRT chiede azioni chiare e verificabili: aumentare gli stalli residenti nel piazzale Funivia; rimodulare l’attuale limite agli abbonamenti annuali residenti; introdurre una tariffa residenti sulle strisce blu di Mazzarò, così da garantire una risposta stabile anche quando gli stalli dedicati risultano occupati; e posizionare un display con contatore che notifichi se il parcheggio sotterraneo sia pieno prima della discesa, così da evitare ingorghi inutili.

    Accanto alla sosta, la vivibilità si misura anche su mobilità e sicurezza. Serve ragionare su come rendere più fluida la sosta degli autobus lungo la Statale e valutare il progetto di riqualificazione dell’area di sbarco delle scale di Mazzarò, trasformando il punto di fermata nel piazzale Funivia in una baia protetta: spostare la salita e discesa dei passeggeri all’interno di un’area dedicata consentirebbe più sicurezza e ridurrebbe i blocchi e le paralisi del traffico sulla SS114.

    PRT chiede che su Mazzarò e Isola Bella si apra subito una riflessione seria, concreta e non episodica, capace di rimettere al centro la vivibilità, i diritti dei residenti e una gestione più equilibrata della zona a mare. «Una città seria non sacrifica completamente la vita ordinaria dei residenti nelle aree più esposte ai flussi. Serve metodo, equilibrio e una scelta chiara: governare questa zona come parte viva di Taormina, non come semplice vetrina.» conclude Arianna Moschella.


  • Tributi, “cartelle pazze” e invii massivi: PRT chiede trasparenza, correzioni rapide e tutela dei contribuenti


    Nota Stampa del:

    Focus:


    Il gruppo politico locale PRT – Progetto Ricostruzione Taormina interviene sulla vicenda delle cosiddette “cartelle pazze” relative ai tributi locali, dopo le dichiarazioni rese dal Sindaco nel Consiglio comunale del 2 marzo 2026.

    Nel corso della seduta, il Sindaco ha collegato l’attività di bonifica delle banche dati a “invii massivi” ritenuti necessari “per evitare prescrizioni e conseguenti responsabilità contabile”, riconoscendo al contempo che tali invii “generano situazioni spesso antipatiche” e rinnovando le “scuse ai cittadini”. In particolare, il passaggio testuale richiamato è il seguente:

    “[…] la bonifica oggi impone invii massivi per evitare comunque quello che sono le prescrizioni e di conseguenza anche responsabilità contabile ma dall’altro lato genera anche delle situazioni spesso antipatiche per le quali abbiamo chiesto scusa ai cittadini […]”.

    PRT precisa di non contestare la necessità di bonificare le banche dati, né l’esigenza di tutelare le entrate comunali e rispettare i termini, ma ritiene che la bonifica non possa tradursi in invii massivi che finiscano per colpire anche chi è in regola, scaricando sui cittadini il costo di disfunzioni interne (code, istanze, stress e rischio di contenzioso).

    Il consigliere di opposizione Luca Manuli dichiara:
    «Se, come afferma il Sindaco in aula, gli ‘invii massivi’ sono ritenuti necessari per evitare prescrizioni e responsabilità contabile, allora a maggior ragione serve una gestione cheisoli gli errori, li corregga subito etuteli i contribuenti in regola. Le scuse ai cittadini sono un atto dovuto quando si riconoscono ‘situazioni antipatiche’, ma adesso servono fatti: dati, procedure rapide e tempi certi».

    PRT evidenzia inoltre che la questione non può essere letta come una difficoltà episodica, poiché si protrae da mesi, come risulta anche dal dibattito pubblico e dalla stampa locale. In particolare, la testata TaorminaNews24, con un articolo del 15 novembre 2025, descriveva una fase di forte criticità con tempi di attesa rilevanti e segnalazioni di notifiche ritenute non corrette da parte di alcuni contribuenti.

    PRT ricorda inoltre che, proprio per uscire da questa situazione in modo strutturale, il gruppo era già intervenuto pubblicamente nelle scorse settimane proponendo un percorso di “reset ordinato” e strumenti di definizione agevolata delle pendenze tributarie, con l’obiettivo di ridurre conflittualità e contenziosi, alleggerire sanzioni e interessi in un perimetro regolato e temporaneo, e riportare certezza nei rapporti tra Comune e cittadini: una linea illustrata anche dalla stampa locale nell’articolo del 15 febbraio 2026 (“Taormina, tregua fiscale e addio alle ‘cartelle pazze’: la sfida di Manuli per un reset dei tributi”, Voce di Sicilia). 

    «Proprio perché non parliamo di un singolo caso isolato –aggiungeManuli – riteniamo indispensabile una risposta strutturale: la bonifica si fa, manon sulla pelle dei cittadini».

    PRT chiede pertanto:

    1. Trasparenza immediata sulla natura degli atti notificati (solleciti, accertamenti, ingiunzioni) e sui numeri: quante notifiche inviate, quante rettifiche/annullamenti già disposti, tempi medi di risposta ai cittadini.
    2. Sospensione e correzione rapida delle posizioni contestate con prova di pagamento: nessun cittadino deve subire disagi o pressioni per errori di registrazione.
    3. Procedura semplificata “pagato ma non registrato” con canali dedicati (PEC/modulistica online, sportello dedicato, fasce orarie aggiuntive), per evitare code e contenziosi.
    4. Cronoprogramma pubblico della bonifica con obiettivi, scadenze e responsabilità organizzative, così da trasformare le scuse in risultati misurabili.

    PRT ribadisce che una corretta gestione dei tributi locali deve tenere insieme due esigenze: difendere le entrate dell’ente e tutelare i contribuenti onesti. Se l’Amministrazione riconosce l’esistenza di “invii massivi” e di disagi, allora deve garantire subito strumenti efficaci per evitare che errori interni si trasformino in un aggravio ingiusto per la cittadinanza.


    Tributi, “cartelle pazze” e invii massivi: PRT chiede trasparenza, correzioni rapide e tutela dei contribuenti


    Nota Stampa del:

    Focus:


    Il gruppo politico locale PRT – Progetto Ricostruzione Taormina interviene sulla vicenda delle cosiddette “cartelle pazze” relative ai tributi locali, dopo le dichiarazioni rese dal Sindaco nel Consiglio comunale del 2 marzo 2026.

    Nel corso della seduta, il Sindaco ha collegato l’attività di bonifica delle banche dati a “invii massivi” ritenuti necessari “per evitare prescrizioni e conseguenti responsabilità contabile”, riconoscendo al contempo che tali invii “generano situazioni spesso antipatiche” e rinnovando le “scuse ai cittadini”. In particolare, il passaggio testuale richiamato è il seguente:

    “[…] la bonifica oggi impone invii massivi per evitare comunque quello che sono le prescrizioni e di conseguenza anche responsabilità contabile ma dall’altro lato genera anche delle situazioni spesso antipatiche per le quali abbiamo chiesto scusa ai cittadini […]”.

    PRT precisa di non contestare la necessità di bonificare le banche dati, né l’esigenza di tutelare le entrate comunali e rispettare i termini, ma ritiene che la bonifica non possa tradursi in invii massivi che finiscano per colpire anche chi è in regola, scaricando sui cittadini il costo di disfunzioni interne (code, istanze, stress e rischio di contenzioso).

    Il consigliere di opposizione Luca Manuli dichiara:
    «Se, come afferma il Sindaco in aula, gli ‘invii massivi’ sono ritenuti necessari per evitare prescrizioni e responsabilità contabile, allora a maggior ragione serve una gestione cheisoli gli errori, li corregga subito etuteli i contribuenti in regola. Le scuse ai cittadini sono un atto dovuto quando si riconoscono ‘situazioni antipatiche’, ma adesso servono fatti: dati, procedure rapide e tempi certi».

    PRT evidenzia inoltre che la questione non può essere letta come una difficoltà episodica, poiché si protrae da mesi, come risulta anche dal dibattito pubblico e dalla stampa locale. In particolare, la testata TaorminaNews24, con un articolo del 15 novembre 2025, descriveva una fase di forte criticità con tempi di attesa rilevanti e segnalazioni di notifiche ritenute non corrette da parte di alcuni contribuenti.

    PRT ricorda inoltre che, proprio per uscire da questa situazione in modo strutturale, il gruppo era già intervenuto pubblicamente nelle scorse settimane proponendo un percorso di “reset ordinato” e strumenti di definizione agevolata delle pendenze tributarie, con l’obiettivo di ridurre conflittualità e contenziosi, alleggerire sanzioni e interessi in un perimetro regolato e temporaneo, e riportare certezza nei rapporti tra Comune e cittadini: una linea illustrata anche dalla stampa locale nell’articolo del 15 febbraio 2026 (“Taormina, tregua fiscale e addio alle ‘cartelle pazze’: la sfida di Manuli per un reset dei tributi”, Voce di Sicilia). 

    «Proprio perché non parliamo di un singolo caso isolato –aggiungeManuli – riteniamo indispensabile una risposta strutturale: la bonifica si fa, manon sulla pelle dei cittadini».

    PRT chiede pertanto:

    1. Trasparenza immediata sulla natura degli atti notificati (solleciti, accertamenti, ingiunzioni) e sui numeri: quante notifiche inviate, quante rettifiche/annullamenti già disposti, tempi medi di risposta ai cittadini.
    2. Sospensione e correzione rapida delle posizioni contestate con prova di pagamento: nessun cittadino deve subire disagi o pressioni per errori di registrazione.
    3. Procedura semplificata “pagato ma non registrato” con canali dedicati (PEC/modulistica online, sportello dedicato, fasce orarie aggiuntive), per evitare code e contenziosi.
    4. Cronoprogramma pubblico della bonifica con obiettivi, scadenze e responsabilità organizzative, così da trasformare le scuse in risultati misurabili.

    PRT ribadisce che una corretta gestione dei tributi locali deve tenere insieme due esigenze: difendere le entrate dell’ente e tutelare i contribuenti onesti. Se l’Amministrazione riconosce l’esistenza di “invii massivi” e di disagi, allora deve garantire subito strumenti efficaci per evitare che errori interni si trasformino in un aggravio ingiusto per la cittadinanza.


  • Tributi: un reset ordinato per tornare alla normalità. Meno errori, meno contenziosi, più fiducia


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    La Legge di bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1 commi 102–110) consente ai Comuni di introdurre, con regolamento, forme di definizione agevolata delle proprie entrate tributarie e patrimoniali: una definizione agevolata dei tributi locali. Uno strumento che, se impostato con serietà e compatibilità con gli equilibri di bilancio, può contribuire a chiudere posizioni pregresse e incagliate, riducendo componenti accessorie (sanzioni/interessi) e soprattutto il contenzioso che, negli anni, ha pesato sulla città.

    Taormina ha bisogno di uscire dalla stagione della gestione “a strappi” e della conflittualità permanente: file interminabili, comunicazioni spesso poco chiare, avvisi contestati e correzioni tardive hanno prodotto sfiducia e un costo amministrativo che ricade sui cittadini e sull’ente. La definizione agevolata, per come prevista dalla normativa nazionale e declinabile a livello comunale tramite regolamento, può essere un’operazione di “reset ordinato”: chiudere il pregresso litigioso e ripartire con banca dati pulita, comunicazioni corrette, assistenza che previene gli errori e controlli mirati.

    «Con questo strumento –dichiara Manuli – possiamo riportare il sistema dentro un perimetro di normalità: meno errori, meno avvisi sbagliati, meno code, meno guerre infinite. La legalità non si misura con l’accanimento burocratico: si misura con precisione, correttezza e controlli mirati sui veri evasori, senza penalizzare chi è in regola.»

    PRT ritiene che, per essere credibile e utile, la misura debba essere impostata in modo chiaro: una finestra definita nel tempo, criteri trasparenti, premialità per chi chiude rapidamente e una rendicontazione pubblica dei risultati (posizioni chiuse, contenziosi ridotti, risorse liberate). L’obiettivo è riportare il rapporto tra Comune e contribuenti in una cornice di normalità amministrativa e fiducia.

    Ridurre gli incassi dalla riscossione coattiva non è in linea al disegno della partecipata Equità Urbana, le cui entrate sono in larga parte collegate agli incassi derivanti dalla riscossione coattiva. Tuttavia, riteniamo che questa sia la scelta più corretta e lungimirante per il bene della nostra città: una riscossione moderna non si regge sulla coattiva come “normalità”, ma su banche dati pulite, comunicazioni corrette, assistenza che risolve i problemi e recupero serio dell’evaso reale.

    «Questo strumento – concludeManuli – può servire a rendere il rientro più sostenibile e accessibile, perché spesso sanzioni e interessi finiscono per pesare in modo significativo sul totale dovuto. È anche un modo per chiudere con il passato: ridurre il contenzioso, aumentare gli incassi in modo ordinato e senza tartassare il cittadino. Soprattutto, cambia l’impostazione: il Comune deve tornare a incontrare il contribuente, non a considerarlo un nemico. È una scelta di metodo: dalla sola coattiva alla moral suasion, con regole chiare e comunicazioni corrette.»


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    Focus:

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    La Legge di bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1 commi 102–110) consente ai Comuni di introdurre, con regolamento, forme di definizione agevolata delle proprie entrate tributarie e patrimoniali: una definizione agevolata dei tributi locali. Uno strumento che, se impostato con serietà e compatibilità con gli equilibri di bilancio, può contribuire a chiudere posizioni pregresse e incagliate, riducendo componenti accessorie (sanzioni/interessi) e soprattutto il contenzioso che, negli anni, ha pesato sulla città.

    Taormina ha bisogno di uscire dalla stagione della gestione “a strappi” e della conflittualità permanente: file interminabili, comunicazioni spesso poco chiare, avvisi contestati e correzioni tardive hanno prodotto sfiducia e un costo amministrativo che ricade sui cittadini e sull’ente. La definizione agevolata, per come prevista dalla normativa nazionale e declinabile a livello comunale tramite regolamento, può essere un’operazione di “reset ordinato”: chiudere il pregresso litigioso e ripartire con banca dati pulita, comunicazioni corrette, assistenza che previene gli errori e controlli mirati.

    «Con questo strumento –dichiara Manuli – possiamo riportare il sistema dentro un perimetro di normalità: meno errori, meno avvisi sbagliati, meno code, meno guerre infinite. La legalità non si misura con l’accanimento burocratico: si misura con precisione, correttezza e controlli mirati sui veri evasori, senza penalizzare chi è in regola.»

    PRT ritiene che, per essere credibile e utile, la misura debba essere impostata in modo chiaro: una finestra definita nel tempo, criteri trasparenti, premialità per chi chiude rapidamente e una rendicontazione pubblica dei risultati (posizioni chiuse, contenziosi ridotti, risorse liberate). L’obiettivo è riportare il rapporto tra Comune e contribuenti in una cornice di normalità amministrativa e fiducia.

    Ridurre gli incassi dalla riscossione coattiva non è in linea al disegno della partecipata Equità Urbana, le cui entrate sono in larga parte collegate agli incassi derivanti dalla riscossione coattiva. Tuttavia, riteniamo che questa sia la scelta più corretta e lungimirante per il bene della nostra città: una riscossione moderna non si regge sulla coattiva come “normalità”, ma su banche dati pulite, comunicazioni corrette, assistenza che risolve i problemi e recupero serio dell’evaso reale.

    «Questo strumento – concludeManuli – può servire a rendere il rientro più sostenibile e accessibile, perché spesso sanzioni e interessi finiscono per pesare in modo significativo sul totale dovuto. È anche un modo per chiudere con il passato: ridurre il contenzioso, aumentare gli incassi in modo ordinato e senza tartassare il cittadino. Soprattutto, cambia l’impostazione: il Comune deve tornare a incontrare il contribuente, non a considerarlo un nemico. È una scelta di metodo: dalla sola coattiva alla moral suasion, con regole chiare e comunicazioni corrette.»


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  • Capodanno al Palazzo dei Congressi: Iter seguiti a tempo di musica


    Nota Stampa del:

    Focus:

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    «Quanto avvenuto nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio al Palazzo dei Congressi rappresenta un precedente grave. osserva il consigliere Manuli. «Dopo la nostra segnalazione sull’uso improprio del Palazzo dei Congressi,l’assessore Sferra ha liquidato la vicenda con la frase: “Abbiamo seguito quello che è l’iter”. Si tratta di propaganda e mistificazione. Il messaggio che ne deriva è di tracotanza politica e amministrativa: la cosa pubblica e le sue regole si piegano alle esigenze di pochi. Questo metodo non è accettabile.»Conclude  Manuli.

    Si ricorda che il Sindaco, con Decreto n. 43 del 30/12/2025, ha vietato il ballo e fissato il limite massimo di partecipanti a 150 persone. Eppure, come documentano i video circolati e le ricostruzioni raccolte in città, al Palazzo dei Congressi si è ballato e, consentendo l’ingresso dopo cena, si è verosimilmente superato il limite di partecipanti prescritto. Tra i presenti, circostanza che, se confermata, aggraverebbe il messaggio  veicolato, figuravano l’assessore Sferra e altri amministratori e consiglieri di maggioranza. «Come si può chiedere il rispetto delle regole ai cittadini se chi rappresenta le istituzioni sembra fare orecchie da marcante alle richieste di chiarimento effettivo?» — afferma il membro di PRT Alessio Bonesoli

    Questa vicenda è una cartina di tornasole del metodo di governo vigente: affermazioni pubbliche che attenuano o deformano i fatti, comunicazione propagandistica, applicazione delle regole a geometria variabile. Il Sindaco, correttamente, richiama spesso il concetto di legalità; tuttavia, la mancata osservanza di un decreto sindacale svilisce e depotenzia questo messaggio. Infatti, emerge uno scostamento fra narrazione e realtà, e si indebolisce la credibilità con cui si pretende di parlare di “buona amministrazione”, soprattutto quando sembrerebbe che siano gli stessi membri dell’amministrazione a non dare l’esempio e a rispettare le regole. 

    PRT chiedeche sia chiarito perché le prescrizioni del Sindaco non siano state osservate. Si ritiene che la città abbia diritto di sapere se consiglieri di maggioranza e assessori ritengano di poter disattendere quanto decretato dal Sindaco. Una risposta netta è indispensabile per tutelare la credibilità delle istituzioni e per ribadire che le stesse regole valgono per tutti.


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    «Quanto avvenuto nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio al Palazzo dei Congressi rappresenta un precedente grave. osserva il consigliere Manuli. «Dopo la nostra segnalazione sull’uso improprio del Palazzo dei Congressi,l’assessore Sferra ha liquidato la vicenda con la frase: “Abbiamo seguito quello che è l’iter”. Si tratta di propaganda e mistificazione. Il messaggio che ne deriva è di tracotanza politica e amministrativa: la cosa pubblica e le sue regole si piegano alle esigenze di pochi. Questo metodo non è accettabile.»Conclude  Manuli.

    Si ricorda che il Sindaco, con Decreto n. 43 del 30/12/2025, ha vietato il ballo e fissato il limite massimo di partecipanti a 150 persone. Eppure, come documentano i video circolati e le ricostruzioni raccolte in città, al Palazzo dei Congressi si è ballato e, consentendo l’ingresso dopo cena, si è verosimilmente superato il limite di partecipanti prescritto. Tra i presenti, circostanza che, se confermata, aggraverebbe il messaggio  veicolato, figuravano l’assessore Sferra e altri amministratori e consiglieri di maggioranza. «Come si può chiedere il rispetto delle regole ai cittadini se chi rappresenta le istituzioni sembra fare orecchie da marcante alle richieste di chiarimento effettivo?» — afferma il membro di PRT Alessio Bonesoli

    Questa vicenda è una cartina di tornasole del metodo di governo vigente: affermazioni pubbliche che attenuano o deformano i fatti, comunicazione propagandistica, applicazione delle regole a geometria variabile. Il Sindaco, correttamente, richiama spesso il concetto di legalità; tuttavia, la mancata osservanza di un decreto sindacale svilisce e depotenzia questo messaggio. Infatti, emerge uno scostamento fra narrazione e realtà, e si indebolisce la credibilità con cui si pretende di parlare di “buona amministrazione”, soprattutto quando sembrerebbe che siano gli stessi membri dell’amministrazione a non dare l’esempio e a rispettare le regole. 

    PRT chiedeche sia chiarito perché le prescrizioni del Sindaco non siano state osservate. Si ritiene che la città abbia diritto di sapere se consiglieri di maggioranza e assessori ritengano di poter disattendere quanto decretato dal Sindaco. Una risposta netta è indispensabile per tutelare la credibilità delle istituzioni e per ribadire che le stesse regole valgono per tutti.