• Partecipate, oltre 200 firme alla petizione di PRT: «Lo svuotamento del Comune oggi ha il volto dei suoi dipendenti»


    Nota Stampa del:

    Focus:


    Taormina, 15 ottobre 2026 – Ha superato le 200 firme in pochi giorni la petizione “Difendiamo il Comune di Taormina”, lanciata lunedì da Progetto Ricostruzione Taormina contro il progressivo trasferimento di funzioni, competenze e personale dal Comune alle nuove partecipate.

    Per PRT il trasferimento dei dipendenti comunali rappresenta oggi la conseguenza più evidente di un modello contestato fin dalla nascita.

    «Lo svuotamento del Comune come istituzione oggi ha un volto concreto: quello dei dipendenti che l’Amministrazione vuole trasferire alle partecipate – dichiara Marco Rao, segretario di PRT –. Non siamo davanti a una scelta isolata sul personale, ma all’ultimo passaggio di un processo che abbiamo criticato sin dall’inizio».

    La posizione di PRT sulle partecipate è netta: non sono state costruite come strumenti al servizio della città, ma rischiano di trasformarsi in strumenti politici che utilizzano risorse, funzioni e personale della città per alimentare un nuovo sistema di strutture esterne al Comune.

    Una valutazione che PRT fonda su tre elementi.

    Il primo riguarda i piani economici. Il gruppo aveva già espresso forti dubbi sulla solidità delle previsioni poste alla base della costituzione delle nuove strutture. Dubbi che, secondo PRT, sono stati rafforzati dalla successiva presentazione dei primi bilanci previsionali, nei quali alcune delle impostazioni originarie risultano significativamente modificate a pochi mesi dalla costituzione.

    Il secondo riguarda la governance. PRT contesta una logica di nomine fortemente politica nei vertici e nei consigli di amministrazione: «Sono stati creati nuovi organismi, nuovi incarichi e nuove posizioni apicali affidate attraverso scelte riconducibili alla maggioranza politica. È difficile sostenere che questo modello serva prima di tutto a rendere più forte ed efficiente il Comune», prosegue Rao.

    Il terzo elemento riguarda gli affidamenti diretti, una modalità già ampiamente utilizzata dall’Amministrazione e che trova ora ulteriore spazio operativo nelle nuove partecipate. Per PRT la moltiplicazione dei soggetti che possono affidare direttamente servizi e forniture rende ancora più necessarie trasparenza, comparazione delle alternative e verifica puntuale della convenienza economica delle scelte.

    «Il punto politico è semplice: si stanno creando strutture che assorbono funzioni, risorse e personale del Comune, mentre aumentano organismi di governance, incarichi e affidamenti. È esattamente il contrario del modello che proponiamo: rafforzare gli uffici comunali, le professionalità interne e la capacità operativa dell’Ente».

    È in questo quadro che si inserisce la petizione. PRT chiede di fermare il progressivo svuotamento del Comune, preservarne funzioni e professionalità e garantire tutele chiare ai lavoratori coinvolti nel trasferimento alle partecipate.

    Alla raccolta firme si affianca l’iniziativa istituzionale. Luca Manuli, rappresentante in Consiglio comunale di Progetto Ricostruzione Taormina e capogruppo di Rinascimento Taormina, insieme a Marcello Passalacqua, capogruppo di Impegno Civico per Taormina, ha presentato una mozione per avviare il percorso di scioglimento e messa in liquidazione di Taormina Social City, Patrimonio Taormina, Equità Urbana S.p.A. e Fondazione Taormina, salvaguardando servizi e lavoratori.

    «Le oltre 200 firme raccolte in pochi giorni dimostrano che il tema non riguarda soltanto il Consiglio comunale o gli addetti ai lavori. C’è una parte della città che vuole capire dove stia andando il Comune e non accetta che venga progressivamente svuotato per alimentare strutture esterne».

    Marco Rao

    Segretario di Progetto Ricostruzione Taormina


    Partecipate, oltre 200 firme alla petizione di PRT: «Lo svuotamento del Comune oggi ha il volto dei suoi dipendenti»


    Nota Stampa del:

    Focus:


    Taormina, 15 ottobre 2026 – Ha superato le 200 firme in pochi giorni la petizione “Difendiamo il Comune di Taormina”, lanciata lunedì da Progetto Ricostruzione Taormina contro il progressivo trasferimento di funzioni, competenze e personale dal Comune alle nuove partecipate.

    Per PRT il trasferimento dei dipendenti comunali rappresenta oggi la conseguenza più evidente di un modello contestato fin dalla nascita.

    «Lo svuotamento del Comune come istituzione oggi ha un volto concreto: quello dei dipendenti che l’Amministrazione vuole trasferire alle partecipate – dichiara Marco Rao, segretario di PRT –. Non siamo davanti a una scelta isolata sul personale, ma all’ultimo passaggio di un processo che abbiamo criticato sin dall’inizio».

    La posizione di PRT sulle partecipate è netta: non sono state costruite come strumenti al servizio della città, ma rischiano di trasformarsi in strumenti politici che utilizzano risorse, funzioni e personale della città per alimentare un nuovo sistema di strutture esterne al Comune.

    Una valutazione che PRT fonda su tre elementi.

    Il primo riguarda i piani economici. Il gruppo aveva già espresso forti dubbi sulla solidità delle previsioni poste alla base della costituzione delle nuove strutture. Dubbi che, secondo PRT, sono stati rafforzati dalla successiva presentazione dei primi bilanci previsionali, nei quali alcune delle impostazioni originarie risultano significativamente modificate a pochi mesi dalla costituzione.

    Il secondo riguarda la governance. PRT contesta una logica di nomine fortemente politica nei vertici e nei consigli di amministrazione: «Sono stati creati nuovi organismi, nuovi incarichi e nuove posizioni apicali affidate attraverso scelte riconducibili alla maggioranza politica. È difficile sostenere che questo modello serva prima di tutto a rendere più forte ed efficiente il Comune», prosegue Rao.

    Il terzo elemento riguarda gli affidamenti diretti, una modalità già ampiamente utilizzata dall’Amministrazione e che trova ora ulteriore spazio operativo nelle nuove partecipate. Per PRT la moltiplicazione dei soggetti che possono affidare direttamente servizi e forniture rende ancora più necessarie trasparenza, comparazione delle alternative e verifica puntuale della convenienza economica delle scelte.

    «Il punto politico è semplice: si stanno creando strutture che assorbono funzioni, risorse e personale del Comune, mentre aumentano organismi di governance, incarichi e affidamenti. È esattamente il contrario del modello che proponiamo: rafforzare gli uffici comunali, le professionalità interne e la capacità operativa dell’Ente».

    È in questo quadro che si inserisce la petizione. PRT chiede di fermare il progressivo svuotamento del Comune, preservarne funzioni e professionalità e garantire tutele chiare ai lavoratori coinvolti nel trasferimento alle partecipate.

    Alla raccolta firme si affianca l’iniziativa istituzionale. Luca Manuli, rappresentante in Consiglio comunale di Progetto Ricostruzione Taormina e capogruppo di Rinascimento Taormina, insieme a Marcello Passalacqua, capogruppo di Impegno Civico per Taormina, ha presentato una mozione per avviare il percorso di scioglimento e messa in liquidazione di Taormina Social City, Patrimonio Taormina, Equità Urbana S.p.A. e Fondazione Taormina, salvaguardando servizi e lavoratori.

    «Le oltre 200 firme raccolte in pochi giorni dimostrano che il tema non riguarda soltanto il Consiglio comunale o gli addetti ai lavori. C’è una parte della città che vuole capire dove stia andando il Comune e non accetta che venga progressivamente svuotato per alimentare strutture esterne».

    Marco Rao

    Segretario di Progetto Ricostruzione Taormina


  • Partecipate, PRT: ora arriva il passaggio successivo, attività e personale fuori dal Comune


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    Taormina, 14 agosto 2026 – A PRT sono giunte informazioni secondo cui l’Amministrazione starebbe preparando il
    trasferimento di attività e personale del Comune verso alcune delle nuove partecipate.
    Non è un passaggio inatteso. È la naturale conseguenza del modello che l’Amministrazione De Luca ha scelto di costruire:
    prima la costituzione di nuove società e organismi, poi l’affidamento delle funzioni e adesso il possibile trasferimento anche
    del personale che quelle attività dovrà svolgere.
    Per PRT il primo punto è la tutela piena dei dipendenti coinvolti. Qualunque trasferimento dovrà garantire continuità,
    diritti, condizioni economiche e professionali, senza lasciare margini di incertezza sul futuro dei lavoratori.
    Ma il tema è soprattutto politico. Più attività, competenze e personale vengono spostati nelle partecipate, più si riduce la
    capacità operativa interna dell’Ente. Il rischio è che il Comune resti progressivamente svuotato, mentre il baricentro della
    gestione amministrativa si trasferisce verso organismi esterni alla struttura comunale.
    «Non ci stupisce che, dopo avere costituito le partecipate, l’Amministrazione proceda ad affidare loro attività e personale. È
    il passaggio successivo del modello che ha scelto. Proprio per questo oggi dobbiamo chiederci dove porterà questo percorso:
    quali competenze resteranno realmente dentro il Comune e con quali strumenti il Consiglio comunale potrà continuare a
    esercitare indirizzo e controllo?», dichiara il consigliere comunale Luca Manuli, esponente di PRT.
    Ed è questo il punto più delicato. Il possibile trasferimento di funzioni e personale arriverebbe mentre non è ancora stato
    chiarito alla città un sistema effettivo e trasparente di controllo sulle nuove partecipate, e dopo le recenti modifiche allo
    Statuto di ASM che, secondo PRT, hanno già ridotto il ruolo del Consiglio comunale su diverse decisioni strategiche.
    Per PRT il problema non è il singolo trasferimento. È la direzione complessiva: un Comune sempre più leggero sul piano
    operativo e un sistema di partecipate sempre più centrale nella gestione dei servizi, senza che parallelamente venga
    rafforzato il controllo pubblico e consiliare.
    Se queste informazioni saranno confermate, l’Amministrazione dovrà chiarire quali attività e quanti lavoratori saranno
    coinvolti, quali garanzie saranno assicurate ai dipendenti e quale sarà il nuovo perimetro del Comune dopo questa
    riorganizzazione.
    La domanda politica resta una: alla fine di questo percorso, chi gestirà davvero la città e dove verranno prese le
    decisioni?

    Progetto Ricostruzione Taormina (PRT)


    Partecipate, PRT: ora arriva il passaggio successivo, attività e personale fuori dal Comune


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    Taormina, 14 agosto 2026 – A PRT sono giunte informazioni secondo cui l’Amministrazione starebbe preparando il
    trasferimento di attività e personale del Comune verso alcune delle nuove partecipate.
    Non è un passaggio inatteso. È la naturale conseguenza del modello che l’Amministrazione De Luca ha scelto di costruire:
    prima la costituzione di nuove società e organismi, poi l’affidamento delle funzioni e adesso il possibile trasferimento anche
    del personale che quelle attività dovrà svolgere.
    Per PRT il primo punto è la tutela piena dei dipendenti coinvolti. Qualunque trasferimento dovrà garantire continuità,
    diritti, condizioni economiche e professionali, senza lasciare margini di incertezza sul futuro dei lavoratori.
    Ma il tema è soprattutto politico. Più attività, competenze e personale vengono spostati nelle partecipate, più si riduce la
    capacità operativa interna dell’Ente. Il rischio è che il Comune resti progressivamente svuotato, mentre il baricentro della
    gestione amministrativa si trasferisce verso organismi esterni alla struttura comunale.
    «Non ci stupisce che, dopo avere costituito le partecipate, l’Amministrazione proceda ad affidare loro attività e personale. È
    il passaggio successivo del modello che ha scelto. Proprio per questo oggi dobbiamo chiederci dove porterà questo percorso:
    quali competenze resteranno realmente dentro il Comune e con quali strumenti il Consiglio comunale potrà continuare a
    esercitare indirizzo e controllo?», dichiara il consigliere comunale Luca Manuli, esponente di PRT.
    Ed è questo il punto più delicato. Il possibile trasferimento di funzioni e personale arriverebbe mentre non è ancora stato
    chiarito alla città un sistema effettivo e trasparente di controllo sulle nuove partecipate, e dopo le recenti modifiche allo
    Statuto di ASM che, secondo PRT, hanno già ridotto il ruolo del Consiglio comunale su diverse decisioni strategiche.
    Per PRT il problema non è il singolo trasferimento. È la direzione complessiva: un Comune sempre più leggero sul piano
    operativo e un sistema di partecipate sempre più centrale nella gestione dei servizi, senza che parallelamente venga
    rafforzato il controllo pubblico e consiliare.
    Se queste informazioni saranno confermate, l’Amministrazione dovrà chiarire quali attività e quanti lavoratori saranno
    coinvolti, quali garanzie saranno assicurate ai dipendenti e quale sarà il nuovo perimetro del Comune dopo questa
    riorganizzazione.
    La domanda politica resta una: alla fine di questo percorso, chi gestirà davvero la città e dove verranno prese le
    decisioni?

    Progetto Ricostruzione Taormina (PRT)


  • Partecipate: bocciata la mozione sul “controllo analogo”. Un segnale politico grave sul ruolo del Consiglio


    Nota Stampa del:

    Focus:


    Nell’ultimo Consiglio comunale Luca Manuli, consigliere comunale di opposizione e presidente di PRT, ha presentato una mozione per istituire e rendere operativo un controllo analogo reale e continuativo sulle società partecipate del Comune. La maggioranza ha chiesto di ritirare la mozione sostenendo che “stanno già lavorando sul punto” e che quindi non sarebbe stato necessario votarla. Nonostante la richiesta, la mozione non è stata ritirata e la maggioranza si è assunta l’onere di bocciarla.

    In aula, il Gruppo consiliare “Rinascimento Taormina” – di cui Luca Manuli è capogruppo – ha votato a favore della mozione, ritenendola coerente con le prerogative del Consiglio comunale e con l’esigenza di rafforzare il controllo democratico sulle società partecipate.

    PRT ribadisce con chiarezza: il controllo analogo non è una bandierina politica, né “burocrazia”. È un vincolo sostanziale quando si decide di affidare servizi e funzioni pubbliche a strumenti “in house”. Non basta scriverlo negli statuti o promettere “cruscotti e report”: serve un sistema che incida davvero su indirizzi strategici e decisioni significative. Lo richiamano la Direttiva 2014/24/UE, il Testo Unico delle Società Partecipate (D.Lgs. 175/2016), il TUEL con i controlli interni e, più di recente, il D.Lgs. 201/2022 sui servizi pubblici locali, che rafforza gli obblighi di monitoraggio su efficienza, economicità e qualità dei servizi affidati.

    «Oggi il Consiglio comunale viene trattato come un fastidio, non come un’istituzione. Se si sceglie lo strumento in house, si deve attuare il controllo che lo rende legittimo e sostenibile. ANAC, con le sue Linee guida (delibera 951/2017), è chiara: il controllo va esercitato ex ante, contestuale ed ex post, in modo cumulativo. E la Corte dei conti, nella deliberazione 209/2025/PASP, considera il controllo analogo rigoroso un presupposto fondante dell’in house. Se la maggioranza dice che è una cosa condivisibile e “ci sta lavorando”, allora la domanda è semplice: perché bocciarla invece di votarla?»

    La scelta politica è ancora più incomprensibile perché Taormina, nel 2025, ha moltiplicato il perimetro delle partecipate: alle strutture già esistenti si sono aggiunte nuove società. Questo non riduce il bisogno di controllo: lo amplifica. Aumenta il rischio di duplicazioni di spesa, inefficienze e perdita di visione unitaria sugli equilibri del “gruppo pubblico locale”. Ed è esattamente in questi contesti che, se il Consiglio non esercita controllo, le partecipate possono trasformarsi da strumenti di servizio in zone franche, dove si diluiscono responsabilità e si alimentano scelte opache.

    «Il nodo politico è il rapporto tra partecipate e democrazia locale. Se una quota crescente di funzioni pubbliche viene spostata su società, allora il Consiglio comunale deve poter esercitare un controllo effettivo, non essere chiamato solo a prendere atto “a posteriori”. Chiedere di ritirare una mozione perché “ci stiamo lavorando” significa svuotare il voto e trasformare l’indirizzo politico in una promessa senza responsabilità. È esattamente così che si normalizza l’idea che il Consiglio conti meno, e con esso contino meno i cittadini che i consiglieri comunali rappresentano.»

    PRT considera la bocciatura della mozione una cartina di tornasole: quando si tratta di rafforzare il ruolo del Consiglio e mettere il controllo in un atto pubblico, la maggioranza sceglie la strada della promessa generica (“ci stiamo lavorando”) invece del voto. Ed è qui che emerge un nodo politico: consiglieri eletti senza vincolo di mandato, che dovrebbero essere liberi e responsabili verso la città, ma che – nei fatti – appaiono vincolati a dinamiche di maggioranza al punto da non votare ciò che dicono di condividere. Se non si vota un atto ritenuto “condivisibile”, che valore ha allora quella condivisione?

    Senza controlli effettivi e strutturati, situazioni come questa non fanno altro che aumentare la sfiducia dei cittadini verso la politica e verso le istituzioni. Per questo servono scelte coerenti, strumenti di monitoraggio reali e responsabilità tracciabili: non annunci.

    PRT continuerà a insistere perché il controllo analogo non resti un annuncio, ma diventi un sistema reale: non per polemica, ma perché senza controllo effettivo le partecipate smettono di essere strumenti di servizio e diventano un costo, un rischio e un fattore di sfiducia.


    Partecipate: bocciata la mozione sul “controllo analogo”. Un segnale politico grave sul ruolo del Consiglio


    Nota Stampa del:

    Focus:


    Nell’ultimo Consiglio comunale Luca Manuli, consigliere comunale di opposizione e presidente di PRT, ha presentato una mozione per istituire e rendere operativo un controllo analogo reale e continuativo sulle società partecipate del Comune. La maggioranza ha chiesto di ritirare la mozione sostenendo che “stanno già lavorando sul punto” e che quindi non sarebbe stato necessario votarla. Nonostante la richiesta, la mozione non è stata ritirata e la maggioranza si è assunta l’onere di bocciarla.

    In aula, il Gruppo consiliare “Rinascimento Taormina” – di cui Luca Manuli è capogruppo – ha votato a favore della mozione, ritenendola coerente con le prerogative del Consiglio comunale e con l’esigenza di rafforzare il controllo democratico sulle società partecipate.

    PRT ribadisce con chiarezza: il controllo analogo non è una bandierina politica, né “burocrazia”. È un vincolo sostanziale quando si decide di affidare servizi e funzioni pubbliche a strumenti “in house”. Non basta scriverlo negli statuti o promettere “cruscotti e report”: serve un sistema che incida davvero su indirizzi strategici e decisioni significative. Lo richiamano la Direttiva 2014/24/UE, il Testo Unico delle Società Partecipate (D.Lgs. 175/2016), il TUEL con i controlli interni e, più di recente, il D.Lgs. 201/2022 sui servizi pubblici locali, che rafforza gli obblighi di monitoraggio su efficienza, economicità e qualità dei servizi affidati.

    «Oggi il Consiglio comunale viene trattato come un fastidio, non come un’istituzione. Se si sceglie lo strumento in house, si deve attuare il controllo che lo rende legittimo e sostenibile. ANAC, con le sue Linee guida (delibera 951/2017), è chiara: il controllo va esercitato ex ante, contestuale ed ex post, in modo cumulativo. E la Corte dei conti, nella deliberazione 209/2025/PASP, considera il controllo analogo rigoroso un presupposto fondante dell’in house. Se la maggioranza dice che è una cosa condivisibile e “ci sta lavorando”, allora la domanda è semplice: perché bocciarla invece di votarla?»

    La scelta politica è ancora più incomprensibile perché Taormina, nel 2025, ha moltiplicato il perimetro delle partecipate: alle strutture già esistenti si sono aggiunte nuove società. Questo non riduce il bisogno di controllo: lo amplifica. Aumenta il rischio di duplicazioni di spesa, inefficienze e perdita di visione unitaria sugli equilibri del “gruppo pubblico locale”. Ed è esattamente in questi contesti che, se il Consiglio non esercita controllo, le partecipate possono trasformarsi da strumenti di servizio in zone franche, dove si diluiscono responsabilità e si alimentano scelte opache.

    «Il nodo politico è il rapporto tra partecipate e democrazia locale. Se una quota crescente di funzioni pubbliche viene spostata su società, allora il Consiglio comunale deve poter esercitare un controllo effettivo, non essere chiamato solo a prendere atto “a posteriori”. Chiedere di ritirare una mozione perché “ci stiamo lavorando” significa svuotare il voto e trasformare l’indirizzo politico in una promessa senza responsabilità. È esattamente così che si normalizza l’idea che il Consiglio conti meno, e con esso contino meno i cittadini che i consiglieri comunali rappresentano.»

    PRT considera la bocciatura della mozione una cartina di tornasole: quando si tratta di rafforzare il ruolo del Consiglio e mettere il controllo in un atto pubblico, la maggioranza sceglie la strada della promessa generica (“ci stiamo lavorando”) invece del voto. Ed è qui che emerge un nodo politico: consiglieri eletti senza vincolo di mandato, che dovrebbero essere liberi e responsabili verso la città, ma che – nei fatti – appaiono vincolati a dinamiche di maggioranza al punto da non votare ciò che dicono di condividere. Se non si vota un atto ritenuto “condivisibile”, che valore ha allora quella condivisione?

    Senza controlli effettivi e strutturati, situazioni come questa non fanno altro che aumentare la sfiducia dei cittadini verso la politica e verso le istituzioni. Per questo servono scelte coerenti, strumenti di monitoraggio reali e responsabilità tracciabili: non annunci.

    PRT continuerà a insistere perché il controllo analogo non resti un annuncio, ma diventi un sistema reale: non per polemica, ma perché senza controllo effettivo le partecipate smettono di essere strumenti di servizio e diventano un costo, un rischio e un fattore di sfiducia.


  • Partecipate, nomine fiduciarie e spesa opaca: il “caso Cicala” riapre il tema della credibilità


    Nota Stampa del:

    Focus:


    Taormina, 24 aprile 2026 – Il “caso Cicala” non è cronaca locale: è una cartina di tornasole nazionale sul rapporto tra partecipate, credibilità istituzionale e controlli reali. Sulla vicenda il Sindaco ha difeso pubblicamente la nomina di Roberto Cicala alla guida di Equità Urbana S.p.A., partecipata del Comune di Taormina chiamata a occuparsi di accertamento e riscossione. Nello stesso confronto pubblico, Cicala ha dichiarato l’esistenza di una posizione debitoria con l’Agenzia delle Entrate e ha ricostruito le ragioni della vicenda. Al di là delle ricostruzioni personali, resta un punto politico: una funzione così delicata richiede coerenza istituzionale e scelte che non aprano zone d’ombra.

    «La riscossione vive di credibilità: chi la guida deve essere inattaccabile sotto il profilo della regolarità tributaria. Se la regolarità tributaria è una bandiera rivolta ai cittadini, allora la coerenza deve valere prima di tutto per le nomine apicali della società che deve riscuotere. Non è un attacco personale: è una questione di credibilità istituzionale.» dichiara Luca Manuli, consigliere comunale di opposizione e presidente di PRT.

    PRT ricorda inoltre di avere già contestato in sede politica e pubblica, e anche con una segnalazione alla Corte dei conti, la sostenibilità dell’impianto economico di Equità Urbana: un business plan giudicato lacunoso, con costi sottostimati e ricavi proiettati in modo poco attendibile nel tempo. Sono criticità che, se non affrontate con serietà, rischiano di trasformare la partecipata in un problema strutturale per il Comune e in un costo indiretto per i cittadini.

    Proprio perché queste criticità non riguardano una sola società, ma il modello complessivo delle partecipate costituite nel 2025, PRT sottolinea che la risposta non può essere solo comunicativa: servono controlli veri. Per questo PRT ha già depositato una mozione per istituire/rafforzare il controllo analogo del Comune di Taormina sulle proprie partecipate, oggi ritenuto carente: reporting, accesso ai dati, obiettivi e verifiche periodiche, per riportare trasparenza e responsabilità dove oggi c’è troppa discrezionalità.

    La vicenda si innesta inoltre in un contesto più ampio che riguarda la qualità della spesa pubblica. ANAC segnala da tempo il ricorso massivo agli affidamenti diretti sotto soglia e richiama l’attenzione sul fenomeno dell’“addensamento” vicino alle soglie. Non è illegale ricorrere all’affidamento diretto; il problema politico-amministrativo nasce quando diventa la regola, riduce il confronto competitivo e aumenta il rischio di spesa opaca. La proliferazione di partecipate, moltiplicando i centri di spesa, rende ancora più necessarie regole di controllo e responsabilità stringenti.

    PRT chiede coerenza: partecipate orientate a servizio e trasparenza, non a potere e consenso; numeri solidi, controlli reali, responsabilità verificabili. Perché quando si moltiplicano le “scatole” senza rafforzare i controlli, non è solo Taormina a perdere: perde credibilità l’idea stessa di buona amministrazione.


    Partecipate, nomine fiduciarie e spesa opaca: il “caso Cicala” riapre il tema della credibilità


    Nota Stampa del:

    Focus:


    Taormina, 24 aprile 2026 – Il “caso Cicala” non è cronaca locale: è una cartina di tornasole nazionale sul rapporto tra partecipate, credibilità istituzionale e controlli reali. Sulla vicenda il Sindaco ha difeso pubblicamente la nomina di Roberto Cicala alla guida di Equità Urbana S.p.A., partecipata del Comune di Taormina chiamata a occuparsi di accertamento e riscossione. Nello stesso confronto pubblico, Cicala ha dichiarato l’esistenza di una posizione debitoria con l’Agenzia delle Entrate e ha ricostruito le ragioni della vicenda. Al di là delle ricostruzioni personali, resta un punto politico: una funzione così delicata richiede coerenza istituzionale e scelte che non aprano zone d’ombra.

    «La riscossione vive di credibilità: chi la guida deve essere inattaccabile sotto il profilo della regolarità tributaria. Se la regolarità tributaria è una bandiera rivolta ai cittadini, allora la coerenza deve valere prima di tutto per le nomine apicali della società che deve riscuotere. Non è un attacco personale: è una questione di credibilità istituzionale.» dichiara Luca Manuli, consigliere comunale di opposizione e presidente di PRT.

    PRT ricorda inoltre di avere già contestato in sede politica e pubblica, e anche con una segnalazione alla Corte dei conti, la sostenibilità dell’impianto economico di Equità Urbana: un business plan giudicato lacunoso, con costi sottostimati e ricavi proiettati in modo poco attendibile nel tempo. Sono criticità che, se non affrontate con serietà, rischiano di trasformare la partecipata in un problema strutturale per il Comune e in un costo indiretto per i cittadini.

    Proprio perché queste criticità non riguardano una sola società, ma il modello complessivo delle partecipate costituite nel 2025, PRT sottolinea che la risposta non può essere solo comunicativa: servono controlli veri. Per questo PRT ha già depositato una mozione per istituire/rafforzare il controllo analogo del Comune di Taormina sulle proprie partecipate, oggi ritenuto carente: reporting, accesso ai dati, obiettivi e verifiche periodiche, per riportare trasparenza e responsabilità dove oggi c’è troppa discrezionalità.

    La vicenda si innesta inoltre in un contesto più ampio che riguarda la qualità della spesa pubblica. ANAC segnala da tempo il ricorso massivo agli affidamenti diretti sotto soglia e richiama l’attenzione sul fenomeno dell’“addensamento” vicino alle soglie. Non è illegale ricorrere all’affidamento diretto; il problema politico-amministrativo nasce quando diventa la regola, riduce il confronto competitivo e aumenta il rischio di spesa opaca. La proliferazione di partecipate, moltiplicando i centri di spesa, rende ancora più necessarie regole di controllo e responsabilità stringenti.

    PRT chiede coerenza: partecipate orientate a servizio e trasparenza, non a potere e consenso; numeri solidi, controlli reali, responsabilità verificabili. Perché quando si moltiplicano le “scatole” senza rafforzare i controlli, non è solo Taormina a perdere: perde credibilità l’idea stessa di buona amministrazione.


  • Partecipate: piani stravolti in sei mesi. Le nostre critiche erano fondate


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    Durante il Consiglio comunale del 18 Dicembre sono state presentate le delibere per l’approvazione dei primi budget triennali delle tre partecipate costituite nel 2025 (Taormina Social City, Fondazione Taormina, Patrimonio Taormina). Fin dalla costituzione di queste società PRT aveva evidenziato criticità sostanziali e formali. 

    «Così concepite, queste società diventeranno solamente un costo per i cittadini e leve di equilibrio politico, più che strumenti per migliorare servizi e vivibilità. Per averlo detto e per avere sottolineato che i piani presentati erano inadeguati e non precisi, ci è stato detto che eravamo o “stolti” o “in mala fede” »dichiara Marco Rao (PRT). 

    In pochi mesi cambiano impostazioni e numeri in modo significativo: non è normale. È il segno di piani deboli e di informazioni insufficienti. Senza Piano Programma, KPI chiari e PEF leggibile per sezioni, il controllo analogo si svuota e il rischio è gravare di costi i cittadini senza garanzie di risultati.

    «Oggi – osserva il consigliere Manuli –  i bilanci di previsione approvati stravolgono i quadri su cui la maggioranza chiedeva fiducia pochi mesi fa: scostamenti marcati, informazioni incomplete e motivazioni insufficienti. È la conferma che quei piani non erano solidi, ma inadeguati e incompleti».

    Nei budget approvati emergono varie criticità.Il budget della Taormina Social City giunge in aula senza il Piano Programma previsto sia dall’art. 114 del  TUEL che dallo Statuto della stessa partecipata e con un PEF stravolto: aumenta il personale, calano alcune voci di ricavo, crescono i costi “internalizzati”. Manca però un quadro puntuale di utenti, servizi e tariffe e non ci sono indicatori per misurare la qualità e motivare gli scostamenti.


    Per la Fondazione Taormina si registrano riduzioni significative su ricavi, autofinanziamento, personale e rendite dei beni. Non è disponibile un impianto programmatorio leggibile – Piano Programma, PEF articolato per sezioni, analisi costi-benefici, indicatori – mentre le risorse pubbliche aumentano; viene meno, così, il collegamento trasparente tra spesa attesa e risultati.

    Il budget della Patrimonio Taormina è carente del Piano Programma, previsto sia dall’art. 114 del  TUEL che dallo Statuto della stessa partecipata e viene presentato con una sola tabella del PEF, senza linee gestionali, indicatori, piano investimenti e fabbisogno del personale; inoltre, verbali e parere dei revisori rinviano ad atti non allegati.

    «In queste condizioni il Consiglio non può svolgere un controllo effettivo e il mio voto non poteva che essere contrario. Serve una visione e una strategia che veda come priorità l’interesse di Taormina e dei taorminesi, serve metodo e trasparenza per garantire efficienza nella gestione dei costi, serve competenza e aprtura al confronto per essere efficaci. Solo così si amministra nell’interesse di Taormina» conclude Luca Manuli.


    Partecipate: piani stravolti in sei mesi. Le nostre critiche erano fondate


    Nota Stampa del:

    Focus:

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    Durante il Consiglio comunale del 18 Dicembre sono state presentate le delibere per l’approvazione dei primi budget triennali delle tre partecipate costituite nel 2025 (Taormina Social City, Fondazione Taormina, Patrimonio Taormina). Fin dalla costituzione di queste società PRT aveva evidenziato criticità sostanziali e formali. 

    «Così concepite, queste società diventeranno solamente un costo per i cittadini e leve di equilibrio politico, più che strumenti per migliorare servizi e vivibilità. Per averlo detto e per avere sottolineato che i piani presentati erano inadeguati e non precisi, ci è stato detto che eravamo o “stolti” o “in mala fede” »dichiara Marco Rao (PRT). 

    In pochi mesi cambiano impostazioni e numeri in modo significativo: non è normale. È il segno di piani deboli e di informazioni insufficienti. Senza Piano Programma, KPI chiari e PEF leggibile per sezioni, il controllo analogo si svuota e il rischio è gravare di costi i cittadini senza garanzie di risultati.

    «Oggi – osserva il consigliere Manuli –  i bilanci di previsione approvati stravolgono i quadri su cui la maggioranza chiedeva fiducia pochi mesi fa: scostamenti marcati, informazioni incomplete e motivazioni insufficienti. È la conferma che quei piani non erano solidi, ma inadeguati e incompleti».

    Nei budget approvati emergono varie criticità.Il budget della Taormina Social City giunge in aula senza il Piano Programma previsto sia dall’art. 114 del  TUEL che dallo Statuto della stessa partecipata e con un PEF stravolto: aumenta il personale, calano alcune voci di ricavo, crescono i costi “internalizzati”. Manca però un quadro puntuale di utenti, servizi e tariffe e non ci sono indicatori per misurare la qualità e motivare gli scostamenti.


    Per la Fondazione Taormina si registrano riduzioni significative su ricavi, autofinanziamento, personale e rendite dei beni. Non è disponibile un impianto programmatorio leggibile – Piano Programma, PEF articolato per sezioni, analisi costi-benefici, indicatori – mentre le risorse pubbliche aumentano; viene meno, così, il collegamento trasparente tra spesa attesa e risultati.

    Il budget della Patrimonio Taormina è carente del Piano Programma, previsto sia dall’art. 114 del  TUEL che dallo Statuto della stessa partecipata e viene presentato con una sola tabella del PEF, senza linee gestionali, indicatori, piano investimenti e fabbisogno del personale; inoltre, verbali e parere dei revisori rinviano ad atti non allegati.

    «In queste condizioni il Consiglio non può svolgere un controllo effettivo e il mio voto non poteva che essere contrario. Serve una visione e una strategia che veda come priorità l’interesse di Taormina e dei taorminesi, serve metodo e trasparenza per garantire efficienza nella gestione dei costi, serve competenza e aprtura al confronto per essere efficaci. Solo così si amministra nell’interesse di Taormina» conclude Luca Manuli.