Nell’ultimo Consiglio comunale Luca Manuli, consigliere comunale di opposizione e presidente di PRT, ha presentato una mozione per istituire e rendere operativo un controllo analogo reale e continuativo sulle società partecipate del Comune. La maggioranza ha chiesto di ritirare la mozione sostenendo che “stanno già lavorando sul punto” e che quindi non sarebbe stato necessario votarla. Nonostante la richiesta, la mozione non è stata ritirata e la maggioranza si è assunta l’onere di bocciarla.
In aula, il Gruppo consiliare “Rinascimento Taormina” – di cui Luca Manuli è capogruppo – ha votato a favore della mozione, ritenendola coerente con le prerogative del Consiglio comunale e con l’esigenza di rafforzare il controllo democratico sulle società partecipate.
PRT ribadisce con chiarezza: il controllo analogo non è una bandierina politica, né “burocrazia”. È un vincolo sostanziale quando si decide di affidare servizi e funzioni pubbliche a strumenti “in house”. Non basta scriverlo negli statuti o promettere “cruscotti e report”: serve un sistema che incida davvero su indirizzi strategici e decisioni significative. Lo richiamano la Direttiva 2014/24/UE, il Testo Unico delle Società Partecipate (D.Lgs. 175/2016), il TUEL con i controlli interni e, più di recente, il D.Lgs. 201/2022 sui servizi pubblici locali, che rafforza gli obblighi di monitoraggio su efficienza, economicità e qualità dei servizi affidati.
«Oggi il Consiglio comunale viene trattato come un fastidio, non come un’istituzione. Se si sceglie lo strumento in house, si deve attuare il controllo che lo rende legittimo e sostenibile. ANAC, con le sue Linee guida (delibera 951/2017), è chiara: il controllo va esercitato ex ante, contestuale ed ex post, in modo cumulativo. E la Corte dei conti, nella deliberazione 209/2025/PASP, considera il controllo analogo rigoroso un presupposto fondante dell’in house. Se la maggioranza dice che è una cosa condivisibile e “ci sta lavorando”, allora la domanda è semplice: perché bocciarla invece di votarla?»
La scelta politica è ancora più incomprensibile perché Taormina, nel 2025, ha moltiplicato il perimetro delle partecipate: alle strutture già esistenti si sono aggiunte nuove società. Questo non riduce il bisogno di controllo: lo amplifica. Aumenta il rischio di duplicazioni di spesa, inefficienze e perdita di visione unitaria sugli equilibri del “gruppo pubblico locale”. Ed è esattamente in questi contesti che, se il Consiglio non esercita controllo, le partecipate possono trasformarsi da strumenti di servizio in zone franche, dove si diluiscono responsabilità e si alimentano scelte opache.
«Il nodo politico è il rapporto tra partecipate e democrazia locale. Se una quota crescente di funzioni pubbliche viene spostata su società, allora il Consiglio comunale deve poter esercitare un controllo effettivo, non essere chiamato solo a prendere atto “a posteriori”. Chiedere di ritirare una mozione perché “ci stiamo lavorando” significa svuotare il voto e trasformare l’indirizzo politico in una promessa senza responsabilità. È esattamente così che si normalizza l’idea che il Consiglio conti meno, e con esso contino meno i cittadini che i consiglieri comunali rappresentano.»
PRT considera la bocciatura della mozione una cartina di tornasole: quando si tratta di rafforzare il ruolo del Consiglio e mettere il controllo in un atto pubblico, la maggioranza sceglie la strada della promessa generica (“ci stiamo lavorando”) invece del voto. Ed è qui che emerge un nodo politico: consiglieri eletti senza vincolo di mandato, che dovrebbero essere liberi e responsabili verso la città, ma che – nei fatti – appaiono vincolati a dinamiche di maggioranza al punto da non votare ciò che dicono di condividere. Se non si vota un atto ritenuto “condivisibile”, che valore ha allora quella condivisione?
Senza controlli effettivi e strutturati, situazioni come questa non fanno altro che aumentare la sfiducia dei cittadini verso la politica e verso le istituzioni. Per questo servono scelte coerenti, strumenti di monitoraggio reali e responsabilità tracciabili: non annunci.
PRT continuerà a insistere perché il controllo analogo non resti un annuncio, ma diventi un sistema reale: non per polemica, ma perché senza controllo effettivo le partecipate smettono di essere strumenti di servizio e diventano un costo, un rischio e un fattore di sfiducia.