• Rottamazione Quinquies, PRT: “Il Sindaco attacca Taormina e quando può aiutare i cittadini resta fermo”


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    Le dichiarazioni rese dal Sindaco a Putignano, dove Taormina è stata descritta come una città segnata da “corruttela elevata” ed evasione quasi all’80%, sono gravi e politicamente inaccettabili.

    Non perché non si debbano combattere illegalità, evasione o irregolarità. Al contrario: chi amministra ha il dovere di farlo. Ma una cosa è contrastare chi non paga e chi viola le regole; altra cosa è rappresentare pubblicamente Taormina come una città di evasori, usando la nostra comunità come materiale da racconto politico personale.

    Da mesi PRT pone una questione diversa: se davvero si vuole recuperare fiducia, risorse e regolarità, perché non utilizzare anche strumenti concreti per aiutare cittadini e imprese a mettersi in regola?

    Già nel Consiglio comunale del 2 marzo, Luca Manuli, Consigliere comunale, aveva posto direttamente il tema il tema sull’adesione alla Rottamazione Quinquies. In quella sede l’Amministrazione aveva dichiarato di essere al lavoro sulla questione e di avere attivato gli uffici per verificarne gli effetti economico-finanziari. Da allora, però, nulla. Nessuna proposta, nessun regolamento, nessuna decisione politica chiara. Per questo Manuli ha presentato un’interpellanza urgente, chiedendo formalmente di conoscere l’esito di quelle verifiche e le reali intenzioni dell’Amministrazione.

    «A marzo ci è stato detto che si stava valutando la Rottamazione Quinquies. Oggi siamo ancora qui a chiedere che fine abbiano fatto quelle verifiche. Se la misura non è sostenibile, lo si dica con atti e numeri. Se invece è sostenibile, si spieghi perché non si è proceduto. Quello che non accettiamo è dipingere Taormina come una comunità di evasori, mentre chi amministra non costruisce alcuna soluzione concreta.» dichiara Luca Manuli, Consigliere comunale.

    La definizione agevolata non è un favore e non è una resa contro l’evasione, il contribuente paga l’intero importo dovuto fatto salvo le sanzioni e gli interessi. È uno strumento che molti Comuni hanno valutato o adottato per recuperare crediti, ridurre contenziosi e permettere a cittadini e imprese di regolarizzare posizioni pregresse con condizioni più sostenibili.

    «Il punto politico è ormai evidente. Il Sindaco usa Taormina per la propria visibilità, ma quando c’è da amministrare nell’interesse dei taorminesi tutto si ferma. Fuori città descrive Taormina come un problema, dentro la città non costruisce soluzioni. E la maggioranza, con il suo silenzio, rende possibile tutto questo.» afferma Marco Rao, segretario di PRT.

    Per PRT è ormai evidente una dinamica politica: Taormina e i taorminesi vengono usati come mezzo per alimentare la visibilità del Sindaco, mentre le parole non vengono accompagnate da atti concreti. Il problema non è denunciare irregolarità o combattere l’evasione, ma farlo senza misura, senza distinguere e senza difendere l’immagine della città. Tutto questo avviene nel silenzio dei consiglieri di maggioranza, che non prendono posizione né davanti a dichiarazioni che colpiscono Taormina, né davanti alle occasioni perse per aiutare cittadini e imprese, né davanti all’assenza di risposte su strumenti che avrebbero potuto essere valutati seriamente e portati in Consiglio.

    «Il modello De Luca e questa Amministrazione hanno bruciato la frizione. Fanno proclami su proclami senza alcuna attenzione ai cittadini. I taorminesi hanno chiesto un cambiamento, ma Taormina ha bisogno di essere amministrata, rispettata e difesa con atti, scelte e responsabilità.» conclude Luca Manuli, Consigliere comunale.

    PRT continuerà a fare ciò che questa Amministrazione non fa: avanzare proposte, indicare strumenti concreti e difendere Taormina e i taorminesi.


    Tag:

    Rottamazione Quinquies, PRT: “Il Sindaco attacca Taormina e quando può aiutare i cittadini resta fermo”


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    Le dichiarazioni rese dal Sindaco a Putignano, dove Taormina è stata descritta come una città segnata da “corruttela elevata” ed evasione quasi all’80%, sono gravi e politicamente inaccettabili.

    Non perché non si debbano combattere illegalità, evasione o irregolarità. Al contrario: chi amministra ha il dovere di farlo. Ma una cosa è contrastare chi non paga e chi viola le regole; altra cosa è rappresentare pubblicamente Taormina come una città di evasori, usando la nostra comunità come materiale da racconto politico personale.

    Da mesi PRT pone una questione diversa: se davvero si vuole recuperare fiducia, risorse e regolarità, perché non utilizzare anche strumenti concreti per aiutare cittadini e imprese a mettersi in regola?

    Già nel Consiglio comunale del 2 marzo, Luca Manuli, Consigliere comunale, aveva posto direttamente il tema il tema sull’adesione alla Rottamazione Quinquies. In quella sede l’Amministrazione aveva dichiarato di essere al lavoro sulla questione e di avere attivato gli uffici per verificarne gli effetti economico-finanziari. Da allora, però, nulla. Nessuna proposta, nessun regolamento, nessuna decisione politica chiara. Per questo Manuli ha presentato un’interpellanza urgente, chiedendo formalmente di conoscere l’esito di quelle verifiche e le reali intenzioni dell’Amministrazione.

    «A marzo ci è stato detto che si stava valutando la Rottamazione Quinquies. Oggi siamo ancora qui a chiedere che fine abbiano fatto quelle verifiche. Se la misura non è sostenibile, lo si dica con atti e numeri. Se invece è sostenibile, si spieghi perché non si è proceduto. Quello che non accettiamo è dipingere Taormina come una comunità di evasori, mentre chi amministra non costruisce alcuna soluzione concreta.» dichiara Luca Manuli, Consigliere comunale.

    La definizione agevolata non è un favore e non è una resa contro l’evasione, il contribuente paga l’intero importo dovuto fatto salvo le sanzioni e gli interessi. È uno strumento che molti Comuni hanno valutato o adottato per recuperare crediti, ridurre contenziosi e permettere a cittadini e imprese di regolarizzare posizioni pregresse con condizioni più sostenibili.

    «Il punto politico è ormai evidente. Il Sindaco usa Taormina per la propria visibilità, ma quando c’è da amministrare nell’interesse dei taorminesi tutto si ferma. Fuori città descrive Taormina come un problema, dentro la città non costruisce soluzioni. E la maggioranza, con il suo silenzio, rende possibile tutto questo.» afferma Marco Rao, segretario di PRT.

    Per PRT è ormai evidente una dinamica politica: Taormina e i taorminesi vengono usati come mezzo per alimentare la visibilità del Sindaco, mentre le parole non vengono accompagnate da atti concreti. Il problema non è denunciare irregolarità o combattere l’evasione, ma farlo senza misura, senza distinguere e senza difendere l’immagine della città. Tutto questo avviene nel silenzio dei consiglieri di maggioranza, che non prendono posizione né davanti a dichiarazioni che colpiscono Taormina, né davanti alle occasioni perse per aiutare cittadini e imprese, né davanti all’assenza di risposte su strumenti che avrebbero potuto essere valutati seriamente e portati in Consiglio.

    «Il modello De Luca e questa Amministrazione hanno bruciato la frizione. Fanno proclami su proclami senza alcuna attenzione ai cittadini. I taorminesi hanno chiesto un cambiamento, ma Taormina ha bisogno di essere amministrata, rispettata e difesa con atti, scelte e responsabilità.» conclude Luca Manuli, Consigliere comunale.

    PRT continuerà a fare ciò che questa Amministrazione non fa: avanzare proposte, indicare strumenti concreti e difendere Taormina e i taorminesi.


    Tag:

  • Villa Comunale, bocciata la mozione per finanziare subito il recupero delle Torrette. PRT: “La maggioranza preferisce i mutui annunciati alle soluzioni concrete”


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    La maggioranza consiliare ha bocciato la mozione proposta dal Consigliere Manuli e supportata dai consiglieri di opposizione, per destinare una quota dell’imposta di soggiorno agli interventi urgenti di recupero, messa in sicurezza e manutenzione della Villa Comunale “Parco Florence Trevelyan”, con particolare riferimento alle Torrette e alle aree maggiormente compromesse.

    Per PRT si tratta di una scelta politica grave. La mozione non proponeva uno slogan, né una bandiera di parte. Proponeva una soluzione concreta, immediatamente praticabile e finanziariamente sostenibile: utilizzare in modo più efficiente risorse già presenti nel bilancio comunale, affiancandole ad altri eventuali finanziamenti pubblici, privati, regionali, nazionali o europei.

    Il punto è ancora più rilevante perché l’imposta di soggiorno non è una entrata qualsiasi. È una tassa di scopo, collegata alla funzione turistica della città e destinabile, secondo la normativa nazionale e il regolamento comunale, anche alla manutenzione, al recupero e alla fruizione dei beni culturali e ambientali locali. Proporre che una quota di quelle risorse venga destinata alla Villa Comunale significa esercitare una prerogativa pienamente politica e istituzionale del Consiglio comunale: indicare priorità, vincolare risorse a un bene identitario e scegliere di finanziare opere utili con entrate coerenti con la loro finalità.

    «Abbiamo proposto un atto semplice e concreto: iniziare subito a destinare una parte dell’imposta di soggiorno alla Villa Comunale, senza attendere annunci, conferenze stampa o piani ancora tutti da dimostrare. La maggioranza, su spinta del Sindaco, ha scelto di bocciare questa possibilità. E il motivo politico è evidente: non si vuole dimostrare che con una gestione più ordinata ed efficace delle risorse comunali si possono finanziare interventi importanti senza dover per forza ricorrere a nuovi mutui.» dichiara Luca Manuli, Consigliere comunale.

    La Villa Comunale non è un bene qualsiasi. È uno dei luoghi identitari di Taormina, un patrimonio storico, paesaggistico e culturale, un punto di riferimento per cittadini e visitatori. Dopo gli eventi meteorologici degli ultimi mesi, le criticità già esistenti si sono aggravate, rendendo ancora più urgente un intervento serio, programmato e non rinviabile.

    La mozione di PRT chiedeva di costruire un meccanismo flessibile e temporaneo: destinare alla Villa Comunale una quota dell’imposta di soggiorno, da valutare insieme ad altri investimenti e finanziamenti disponibili, per coprire gli interventi più urgenti e non procrastinabili. Non una misura rigida, quindi, ma uno strumento di buon senso per iniziare a intervenire subito.

    Bocciare questa proposta significa anche comprimere il ruolo di indirizzo del Consiglio comunale. Se l’imposta di soggiorno può finanziare interventi su beni culturali e ambientali rilevanti per l’attrattività turistica della città, il Consiglio ha pieno titolo a proporre che una quota venga destinata a un’opera specifica e urgente come il recupero della Villa Comunale. La maggioranza, invece, ha preferito non assumere questo indirizzo, lasciando spazio alla narrazione del piano mutui: un piano che, allo stato, resta un annuncio politico, non una programmazione concreta su cui il Consiglio sia stato messo nelle condizioni di confrontarsi seriamente; senza dimenticare che non abbiamo ancora potuto constatare l’impatto dei costi delle participate sul bilancio comunale.

    «Il punto non è essere contrari a priori a ogni forma di finanziamento. Il punto è che oggi il cosiddetto piano mutui è solo un annuncio politico basato su risultati economici non ancora consolidati nel tempo. Non c’è un quadro chiaro, non c’è un confronto reale in Consiglio comunale, non c’è una valutazione puntuale su opere, costi, priorità e sostenibilità. Prima di indebitare la città, bisogna dimostrare di saper utilizzare bene le risorse che già ci sono.» prosegue Manuli.

    Per PRT la bocciatura della mozione svela il vero nodo politico. Il Sindaco vuole costruire la narrazione secondo cui per realizzare grandi opere sia necessario contrarre mutui. La proposta dell’opposizione, invece, dimostrava l’esatto contrario: con programmazione, efficienza e destinazione coerente delle entrate comunali, si possono avviare interventi strutturali importanti senza trasformare ogni opera in nuovo debito.

    Sfruttando la documentazione del Progetto Amuri, disponiamo già della stima del costo di ristrutturazione per le due Torrette principali (1,8 milioni complessivi). Quindi, perché aspettare i mutui quando abbiamo un Avanzo di Amministrazione libero di 7,2 milioni? 

    La scelta della maggioranza, quindi, non è stata neutra. Ha impedito al Consiglio comunale di aprire subito una strada concreta per il recupero della Villa Comunale e delle Torrette. Ha respinto un approccio prudente, flessibile e fondato su risorse proprie dell’Ente. Ha preferito difendere la linea politica del Sindaco, tutta centrata su un piano mutui che, ad oggi, resta più propaganda che programmazione.

    PRT continuerà a sostenere che la Villa Comunale debba essere una priorità reale, non un argomento da utilizzare negli annunci. La città non ha bisogno di promesse future, ma di atti immediati, risorse allocate, progetti verificabili e tempi certi.La maggioranza consiliare ha bocciato la mozione proposta dal Consigliere Manuli e supportata dai consiglieri di opposizione, per destinare una quota dell’imposta di soggiorno agli interventi urgenti di recupero, messa in sicurezza e manutenzione della Villa Comunale “Parco Florence Trevelyan”, con particolare riferimento alle Torrette e alle aree maggiormente compromesse.

    Per PRT si tratta di una scelta politica grave. La mozione non proponeva uno slogan, né una bandiera di parte. Proponeva una soluzione concreta, immediatamente praticabile e finanziariamente sostenibile: utilizzare in modo più efficiente risorse già presenti nel bilancio comunale, affiancandole ad altri eventuali finanziamenti pubblici, privati, regionali, nazionali o europei.

    Il punto è ancora più rilevante perché l’imposta di soggiorno non è una entrata qualsiasi. È una tassa di scopo, collegata alla funzione turistica della città e destinabile, secondo la normativa nazionale e il regolamento comunale, anche alla manutenzione, al recupero e alla fruizione dei beni culturali e ambientali locali. Proporre che una quota di quelle risorse venga destinata alla Villa Comunale significa esercitare una prerogativa pienamente politica e istituzionale del Consiglio comunale: indicare priorità, vincolare risorse a un bene identitario e scegliere di finanziare opere utili con entrate coerenti con la loro finalità.

    «Abbiamo proposto un atto semplice e concreto: iniziare subito a destinare una parte dell’imposta di soggiorno alla Villa Comunale, senza attendere annunci, conferenze stampa o piani ancora tutti da dimostrare. La maggioranza, su spinta del Sindaco, ha scelto di bocciare questa possibilità. E il motivo politico è evidente: non si vuole dimostrare che con una gestione più ordinata ed efficace delle risorse comunali si possono finanziare interventi importanti senza dover per forza ricorrere a nuovi mutui.» dichiara Luca Manuli, Consigliere comunale.

    La Villa Comunale non è un bene qualsiasi. È uno dei luoghi identitari di Taormina, un patrimonio storico, paesaggistico e culturale, un punto di riferimento per cittadini e visitatori. Dopo gli eventi meteorologici degli ultimi mesi, le criticità già esistenti si sono aggravate, rendendo ancora più urgente un intervento serio, programmato e non rinviabile.

    La mozione di PRT chiedeva di costruire un meccanismo flessibile e temporaneo: destinare alla Villa Comunale una quota dell’imposta di soggiorno, da valutare insieme ad altri investimenti e finanziamenti disponibili, per coprire gli interventi più urgenti e non procrastinabili. Non una misura rigida, quindi, ma uno strumento di buon senso per iniziare a intervenire subito.

    Bocciare questa proposta significa anche comprimere il ruolo di indirizzo del Consiglio comunale. Se l’imposta di soggiorno può finanziare interventi su beni culturali e ambientali rilevanti per l’attrattività turistica della città, il Consiglio ha pieno titolo a proporre che una quota venga destinata a un’opera specifica e urgente come il recupero della Villa Comunale. La maggioranza, invece, ha preferito non assumere questo indirizzo, lasciando spazio alla narrazione del piano mutui: un piano che, allo stato, resta un annuncio politico, non una programmazione concreta su cui il Consiglio sia stato messo nelle condizioni di confrontarsi seriamente; senza dimenticare che non abbiamo ancora potuto constatare l’impatto dei costi delle participate sul bilancio comunale.

    «Il punto non è essere contrari a priori a ogni forma di finanziamento. Il punto è che oggi il cosiddetto piano mutui è solo un annuncio politico basato su risultati economici non ancora consolidati nel tempo. Non c’è un quadro chiaro, non c’è un confronto reale in Consiglio comunale, non c’è una valutazione puntuale su opere, costi, priorità e sostenibilità. Prima di indebitare la città, bisogna dimostrare di saper utilizzare bene le risorse che già ci sono.» prosegue Manuli.

    Per PRT la bocciatura della mozione svela il vero nodo politico. Il Sindaco vuole costruire la narrazione secondo cui per realizzare grandi opere sia necessario contrarre mutui. La proposta dell’opposizione, invece, dimostrava l’esatto contrario: con programmazione, efficienza e destinazione coerente delle entrate comunali, si possono avviare interventi strutturali importanti senza trasformare ogni opera in nuovo debito.

    Sfruttando la documentazione del Progetto Amuri, disponiamo già della stima del costo di ristrutturazione per le due Torrette principali (1,8 milioni complessivi). Quindi, perché aspettare i mutui quando abbiamo un Avanzo di Amministrazione libero di 7,2 milioni? 

    La scelta della maggioranza, quindi, non è stata neutra. Ha impedito al Consiglio comunale di aprire subito una strada concreta per il recupero della Villa Comunale e delle Torrette. Ha respinto un approccio prudente, flessibile e fondato su risorse proprie dell’Ente. Ha preferito difendere la linea politica del Sindaco, tutta centrata su un piano mutui che, ad oggi, resta più propaganda che programmazione.

    PRT continuerà a sostenere che la Villa Comunale debba essere una priorità reale, non un argomento da utilizzare negli annunci. La città non ha bisogno di promesse future, ma di atti immediati, risorse allocate, progetti verificabili e tempi certi.


    Villa Comunale, bocciata la mozione per finanziare subito il recupero delle Torrette. PRT: “La maggioranza preferisce i mutui annunciati alle soluzioni concrete”


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    La maggioranza consiliare ha bocciato la mozione proposta dal Consigliere Manuli e supportata dai consiglieri di opposizione, per destinare una quota dell’imposta di soggiorno agli interventi urgenti di recupero, messa in sicurezza e manutenzione della Villa Comunale “Parco Florence Trevelyan”, con particolare riferimento alle Torrette e alle aree maggiormente compromesse.

    Per PRT si tratta di una scelta politica grave. La mozione non proponeva uno slogan, né una bandiera di parte. Proponeva una soluzione concreta, immediatamente praticabile e finanziariamente sostenibile: utilizzare in modo più efficiente risorse già presenti nel bilancio comunale, affiancandole ad altri eventuali finanziamenti pubblici, privati, regionali, nazionali o europei.

    Il punto è ancora più rilevante perché l’imposta di soggiorno non è una entrata qualsiasi. È una tassa di scopo, collegata alla funzione turistica della città e destinabile, secondo la normativa nazionale e il regolamento comunale, anche alla manutenzione, al recupero e alla fruizione dei beni culturali e ambientali locali. Proporre che una quota di quelle risorse venga destinata alla Villa Comunale significa esercitare una prerogativa pienamente politica e istituzionale del Consiglio comunale: indicare priorità, vincolare risorse a un bene identitario e scegliere di finanziare opere utili con entrate coerenti con la loro finalità.

    «Abbiamo proposto un atto semplice e concreto: iniziare subito a destinare una parte dell’imposta di soggiorno alla Villa Comunale, senza attendere annunci, conferenze stampa o piani ancora tutti da dimostrare. La maggioranza, su spinta del Sindaco, ha scelto di bocciare questa possibilità. E il motivo politico è evidente: non si vuole dimostrare che con una gestione più ordinata ed efficace delle risorse comunali si possono finanziare interventi importanti senza dover per forza ricorrere a nuovi mutui.» dichiara Luca Manuli, Consigliere comunale.

    La Villa Comunale non è un bene qualsiasi. È uno dei luoghi identitari di Taormina, un patrimonio storico, paesaggistico e culturale, un punto di riferimento per cittadini e visitatori. Dopo gli eventi meteorologici degli ultimi mesi, le criticità già esistenti si sono aggravate, rendendo ancora più urgente un intervento serio, programmato e non rinviabile.

    La mozione di PRT chiedeva di costruire un meccanismo flessibile e temporaneo: destinare alla Villa Comunale una quota dell’imposta di soggiorno, da valutare insieme ad altri investimenti e finanziamenti disponibili, per coprire gli interventi più urgenti e non procrastinabili. Non una misura rigida, quindi, ma uno strumento di buon senso per iniziare a intervenire subito.

    Bocciare questa proposta significa anche comprimere il ruolo di indirizzo del Consiglio comunale. Se l’imposta di soggiorno può finanziare interventi su beni culturali e ambientali rilevanti per l’attrattività turistica della città, il Consiglio ha pieno titolo a proporre che una quota venga destinata a un’opera specifica e urgente come il recupero della Villa Comunale. La maggioranza, invece, ha preferito non assumere questo indirizzo, lasciando spazio alla narrazione del piano mutui: un piano che, allo stato, resta un annuncio politico, non una programmazione concreta su cui il Consiglio sia stato messo nelle condizioni di confrontarsi seriamente; senza dimenticare che non abbiamo ancora potuto constatare l’impatto dei costi delle participate sul bilancio comunale.

    «Il punto non è essere contrari a priori a ogni forma di finanziamento. Il punto è che oggi il cosiddetto piano mutui è solo un annuncio politico basato su risultati economici non ancora consolidati nel tempo. Non c’è un quadro chiaro, non c’è un confronto reale in Consiglio comunale, non c’è una valutazione puntuale su opere, costi, priorità e sostenibilità. Prima di indebitare la città, bisogna dimostrare di saper utilizzare bene le risorse che già ci sono.» prosegue Manuli.

    Per PRT la bocciatura della mozione svela il vero nodo politico. Il Sindaco vuole costruire la narrazione secondo cui per realizzare grandi opere sia necessario contrarre mutui. La proposta dell’opposizione, invece, dimostrava l’esatto contrario: con programmazione, efficienza e destinazione coerente delle entrate comunali, si possono avviare interventi strutturali importanti senza trasformare ogni opera in nuovo debito.

    Sfruttando la documentazione del Progetto Amuri, disponiamo già della stima del costo di ristrutturazione per le due Torrette principali (1,8 milioni complessivi). Quindi, perché aspettare i mutui quando abbiamo un Avanzo di Amministrazione libero di 7,2 milioni? 

    La scelta della maggioranza, quindi, non è stata neutra. Ha impedito al Consiglio comunale di aprire subito una strada concreta per il recupero della Villa Comunale e delle Torrette. Ha respinto un approccio prudente, flessibile e fondato su risorse proprie dell’Ente. Ha preferito difendere la linea politica del Sindaco, tutta centrata su un piano mutui che, ad oggi, resta più propaganda che programmazione.

    PRT continuerà a sostenere che la Villa Comunale debba essere una priorità reale, non un argomento da utilizzare negli annunci. La città non ha bisogno di promesse future, ma di atti immediati, risorse allocate, progetti verificabili e tempi certi.La maggioranza consiliare ha bocciato la mozione proposta dal Consigliere Manuli e supportata dai consiglieri di opposizione, per destinare una quota dell’imposta di soggiorno agli interventi urgenti di recupero, messa in sicurezza e manutenzione della Villa Comunale “Parco Florence Trevelyan”, con particolare riferimento alle Torrette e alle aree maggiormente compromesse.

    Per PRT si tratta di una scelta politica grave. La mozione non proponeva uno slogan, né una bandiera di parte. Proponeva una soluzione concreta, immediatamente praticabile e finanziariamente sostenibile: utilizzare in modo più efficiente risorse già presenti nel bilancio comunale, affiancandole ad altri eventuali finanziamenti pubblici, privati, regionali, nazionali o europei.

    Il punto è ancora più rilevante perché l’imposta di soggiorno non è una entrata qualsiasi. È una tassa di scopo, collegata alla funzione turistica della città e destinabile, secondo la normativa nazionale e il regolamento comunale, anche alla manutenzione, al recupero e alla fruizione dei beni culturali e ambientali locali. Proporre che una quota di quelle risorse venga destinata alla Villa Comunale significa esercitare una prerogativa pienamente politica e istituzionale del Consiglio comunale: indicare priorità, vincolare risorse a un bene identitario e scegliere di finanziare opere utili con entrate coerenti con la loro finalità.

    «Abbiamo proposto un atto semplice e concreto: iniziare subito a destinare una parte dell’imposta di soggiorno alla Villa Comunale, senza attendere annunci, conferenze stampa o piani ancora tutti da dimostrare. La maggioranza, su spinta del Sindaco, ha scelto di bocciare questa possibilità. E il motivo politico è evidente: non si vuole dimostrare che con una gestione più ordinata ed efficace delle risorse comunali si possono finanziare interventi importanti senza dover per forza ricorrere a nuovi mutui.» dichiara Luca Manuli, Consigliere comunale.

    La Villa Comunale non è un bene qualsiasi. È uno dei luoghi identitari di Taormina, un patrimonio storico, paesaggistico e culturale, un punto di riferimento per cittadini e visitatori. Dopo gli eventi meteorologici degli ultimi mesi, le criticità già esistenti si sono aggravate, rendendo ancora più urgente un intervento serio, programmato e non rinviabile.

    La mozione di PRT chiedeva di costruire un meccanismo flessibile e temporaneo: destinare alla Villa Comunale una quota dell’imposta di soggiorno, da valutare insieme ad altri investimenti e finanziamenti disponibili, per coprire gli interventi più urgenti e non procrastinabili. Non una misura rigida, quindi, ma uno strumento di buon senso per iniziare a intervenire subito.

    Bocciare questa proposta significa anche comprimere il ruolo di indirizzo del Consiglio comunale. Se l’imposta di soggiorno può finanziare interventi su beni culturali e ambientali rilevanti per l’attrattività turistica della città, il Consiglio ha pieno titolo a proporre che una quota venga destinata a un’opera specifica e urgente come il recupero della Villa Comunale. La maggioranza, invece, ha preferito non assumere questo indirizzo, lasciando spazio alla narrazione del piano mutui: un piano che, allo stato, resta un annuncio politico, non una programmazione concreta su cui il Consiglio sia stato messo nelle condizioni di confrontarsi seriamente; senza dimenticare che non abbiamo ancora potuto constatare l’impatto dei costi delle participate sul bilancio comunale.

    «Il punto non è essere contrari a priori a ogni forma di finanziamento. Il punto è che oggi il cosiddetto piano mutui è solo un annuncio politico basato su risultati economici non ancora consolidati nel tempo. Non c’è un quadro chiaro, non c’è un confronto reale in Consiglio comunale, non c’è una valutazione puntuale su opere, costi, priorità e sostenibilità. Prima di indebitare la città, bisogna dimostrare di saper utilizzare bene le risorse che già ci sono.» prosegue Manuli.

    Per PRT la bocciatura della mozione svela il vero nodo politico. Il Sindaco vuole costruire la narrazione secondo cui per realizzare grandi opere sia necessario contrarre mutui. La proposta dell’opposizione, invece, dimostrava l’esatto contrario: con programmazione, efficienza e destinazione coerente delle entrate comunali, si possono avviare interventi strutturali importanti senza trasformare ogni opera in nuovo debito.

    Sfruttando la documentazione del Progetto Amuri, disponiamo già della stima del costo di ristrutturazione per le due Torrette principali (1,8 milioni complessivi). Quindi, perché aspettare i mutui quando abbiamo un Avanzo di Amministrazione libero di 7,2 milioni? 

    La scelta della maggioranza, quindi, non è stata neutra. Ha impedito al Consiglio comunale di aprire subito una strada concreta per il recupero della Villa Comunale e delle Torrette. Ha respinto un approccio prudente, flessibile e fondato su risorse proprie dell’Ente. Ha preferito difendere la linea politica del Sindaco, tutta centrata su un piano mutui che, ad oggi, resta più propaganda che programmazione.

    PRT continuerà a sostenere che la Villa Comunale debba essere una priorità reale, non un argomento da utilizzare negli annunci. La città non ha bisogno di promesse future, ma di atti immediati, risorse allocate, progetti verificabili e tempi certi.


  • Mazzarò-Isola Bella, l’estate inizia nel caos. PRT: “Da ASM solo parole in radio. Proposte ignorate, e nessuna  soluzione” 


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    «Abbiamo certamente attenzionato la situazione». Così, lo scorso aprile, ai microfoni di Radio  Taormina, il Direttore Generale di ASM, Giuseppe Campagna, rassicurava i cittadini sulla gestione della viabilità e della  sosta nell’area di Mazzarò e Isola Bella. 

    A distanza di oltre due mesi, con la stagione turistica ormai entrata nel vivo, la situazione sul campo è rimasta  sostanzialmente invariata: nessun posto in più per i residenti, nessuna misura concreta di tutela e il solito caos viario. Per  questo Progetto Ricostruzione Taormina interviene con Arianna Moschella, membro di PRT, e Luca Manuli, Consigliere  comunale, denunciando l’immobilismo dei vertici di ASM e dell’Amministrazione comunale. 

    «Siamo a giugno inoltrato e la politica delle “porte aperte” e del “conosciamo la situazione” si è tradotta nel nulla. I  cittadini avevano avanzato soluzioni immediate e concrete, in un periodo dell’anno in cui era ancora possibile intervenire  per tempo. A dispetto delle parole del Presidente Campagna e di chi, in questa amministrazione, continua a sbandierare  massima disponibilità, la realtà è che le PEC restano senza risposta. Ignorare il confronto non cancella l’emergenza» dichiara Arianna Moschella, membro di PRT. 

    Per fare chiarezza sulla gestione delle aree di sosta e della mobilità nella zona a mare, PRT aveva formalizzato una richiesta  di accesso agli atti. 

    «Vogliamo vedere i dati reali, a partire dalle liste d’attesa del parcheggio sotterraneo e avere chiarezza sui criteri di  assegnazione degli abbonamenti. Inoltre,ricordiamo al Direttore Campagna che l’articolo 9 del Regolamento parcheggi  consente già oggi di introdurre deroghe tariffarie per ottimizzare la gestione delle strisce blu di Mazzarò, consentendo  l’applicazione di una tariffa residenti. Non servono tempi biblici. Se non lo si fa, è una scelta politica: fare cassa sui  residenti, e non risolvere un problema concreto» spiega Luca Manuli, Consigliere comunale. 

    Per PRT il punto è semplice: i residenti di Mazzarò non chiedono favori né privilegi. Chiedono di poter sostare in condizioni ragionevoli e di non essere trattati come un intralcio rispetto ai risultati aziendali, spesso celebrati ma non sempre chiari nelle ricadute concrete sulla vita quotidiana. 

    «La stagione è iniziata senza soluzioni e l’unica azione visibile è stata il moltiplicarsi delle multe da parte degli ausiliari del  traffico. È una pressione intollerabile su cittadini che non hanno alternative reali: o pagano il prezzo pieno delle strisce blu,  o rischiano di essere multati. Questa non è gestione della mobilità, è scaricare il problema sui residenti» aggiunge  Moschella. 

    PRT chiede che ASM e Amministrazione comunale rispondano nel merito alle proposte avanzate: aumentare gli stalli  residenti nel piazzale Funivia; rimodulare l’attuale limite agli abbonamenti annuali residenti; introdurre una tariffa  residenti sulle strisce blu di Mazzarò.  

    La zona a mare non può essere affrontata solo come spazio turistico: è parte della città e deve essere gestita tenendo  insieme mobilità, vivibilità, residenti, lavoratori e attività economiche. 


    Mazzarò-Isola Bella, l’estate inizia nel caos. PRT: “Da ASM solo parole in radio. Proposte ignorate, e nessuna  soluzione” 


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    «Abbiamo certamente attenzionato la situazione». Così, lo scorso aprile, ai microfoni di Radio  Taormina, il Direttore Generale di ASM, Giuseppe Campagna, rassicurava i cittadini sulla gestione della viabilità e della  sosta nell’area di Mazzarò e Isola Bella. 

    A distanza di oltre due mesi, con la stagione turistica ormai entrata nel vivo, la situazione sul campo è rimasta  sostanzialmente invariata: nessun posto in più per i residenti, nessuna misura concreta di tutela e il solito caos viario. Per  questo Progetto Ricostruzione Taormina interviene con Arianna Moschella, membro di PRT, e Luca Manuli, Consigliere  comunale, denunciando l’immobilismo dei vertici di ASM e dell’Amministrazione comunale. 

    «Siamo a giugno inoltrato e la politica delle “porte aperte” e del “conosciamo la situazione” si è tradotta nel nulla. I  cittadini avevano avanzato soluzioni immediate e concrete, in un periodo dell’anno in cui era ancora possibile intervenire  per tempo. A dispetto delle parole del Presidente Campagna e di chi, in questa amministrazione, continua a sbandierare  massima disponibilità, la realtà è che le PEC restano senza risposta. Ignorare il confronto non cancella l’emergenza» dichiara Arianna Moschella, membro di PRT. 

    Per fare chiarezza sulla gestione delle aree di sosta e della mobilità nella zona a mare, PRT aveva formalizzato una richiesta  di accesso agli atti. 

    «Vogliamo vedere i dati reali, a partire dalle liste d’attesa del parcheggio sotterraneo e avere chiarezza sui criteri di  assegnazione degli abbonamenti. Inoltre,ricordiamo al Direttore Campagna che l’articolo 9 del Regolamento parcheggi  consente già oggi di introdurre deroghe tariffarie per ottimizzare la gestione delle strisce blu di Mazzarò, consentendo  l’applicazione di una tariffa residenti. Non servono tempi biblici. Se non lo si fa, è una scelta politica: fare cassa sui  residenti, e non risolvere un problema concreto» spiega Luca Manuli, Consigliere comunale. 

    Per PRT il punto è semplice: i residenti di Mazzarò non chiedono favori né privilegi. Chiedono di poter sostare in condizioni ragionevoli e di non essere trattati come un intralcio rispetto ai risultati aziendali, spesso celebrati ma non sempre chiari nelle ricadute concrete sulla vita quotidiana. 

    «La stagione è iniziata senza soluzioni e l’unica azione visibile è stata il moltiplicarsi delle multe da parte degli ausiliari del  traffico. È una pressione intollerabile su cittadini che non hanno alternative reali: o pagano il prezzo pieno delle strisce blu,  o rischiano di essere multati. Questa non è gestione della mobilità, è scaricare il problema sui residenti» aggiunge  Moschella. 

    PRT chiede che ASM e Amministrazione comunale rispondano nel merito alle proposte avanzate: aumentare gli stalli  residenti nel piazzale Funivia; rimodulare l’attuale limite agli abbonamenti annuali residenti; introdurre una tariffa  residenti sulle strisce blu di Mazzarò.  

    La zona a mare non può essere affrontata solo come spazio turistico: è parte della città e deve essere gestita tenendo  insieme mobilità, vivibilità, residenti, lavoratori e attività economiche. 


  • Mazzarò e Isola Bella non sono solo vetrine turistiche: più vivibilità e più sosta per i residenti


    Nota Stampa del:

    Focus:

    , , ,

    La zona di Mazzarò–Isola Bella deve essere considerata come un unico ambito urbano, con una funzione residenziale, economica e sociale, non soltanto come area turistica. Per PRT, anche la zona a mare è città, e come tale va governata mettendo al centro la vivibilità di chi ci vive, di chi ci lavora, di chi la frequenta ogni giorno.

    Il nodo più urgente riguarda la sosta dei residenti. I numeri chiariscono la sproporzione: nell’area si stimano 108 residenti (circa 55 famiglie) e un fabbisogno di 70–80 auto, mentre gli stalli “gialli” esterni presso il piazzale Funivia risultano 9 + 1 disabili. In queste condizioni, la vita quotidiana diventa un percorso a ostacoli, e il diritto di accesso e sosta si trasforma in un problema strutturale di dignità urbana.

    «I residenti di Mazzarò non chiedono privilegi. Chiedono che venga riconosciuto un principio semplice: chi vive a Mazzarò e Isola Bella deve poter accedere e sostare in condizioni ragionevoli. La vivibilità dei residenti non può restare una variabile marginale.», dichiara Arianna Moschella, membro di PRT.

    PRT ritiene che il sistema parcheggi della Funivia debba avere una funzione prioritaria a servizio dei residenti della zona. Se gli stalli dedicati sono così pochi, l’alternativa diventa spesso pagare tariffe piene sulle strisce blu o non trovare soluzione: non è un equilibrio sostenibile per un’area che è città, non solo flusso.

    «Se una città vuole governare i flussi turistici, deve prima tutelare la vita ordinaria di chi quella zona la vive davvero, e non lasciare i residenti senza una soluzione strutturale.» prosegue Moschella.

    Per questo PRT chiede azioni chiare e verificabili: aumentare gli stalli residenti nel piazzale Funivia; rimodulare l’attuale limite agli abbonamenti annuali residenti; introdurre una tariffa residenti sulle strisce blu di Mazzarò, così da garantire una risposta stabile anche quando gli stalli dedicati risultano occupati; e posizionare un display con contatore che notifichi se il parcheggio sotterraneo sia pieno prima della discesa, così da evitare ingorghi inutili.

    Accanto alla sosta, la vivibilità si misura anche su mobilità e sicurezza. Serve ragionare su come rendere più fluida la sosta degli autobus lungo la Statale e valutare il progetto di riqualificazione dell’area di sbarco delle scale di Mazzarò, trasformando il punto di fermata nel piazzale Funivia in una baia protetta: spostare la salita e discesa dei passeggeri all’interno di un’area dedicata consentirebbe più sicurezza e ridurrebbe i blocchi e le paralisi del traffico sulla SS114.

    PRT chiede che su Mazzarò e Isola Bella si apra subito una riflessione seria, concreta e non episodica, capace di rimettere al centro la vivibilità, i diritti dei residenti e una gestione più equilibrata della zona a mare. «Una città seria non sacrifica completamente la vita ordinaria dei residenti nelle aree più esposte ai flussi. Serve metodo, equilibrio e una scelta chiara: governare questa zona come parte viva di Taormina, non come semplice vetrina.» conclude Arianna Moschella.


    Mazzarò e Isola Bella non sono solo vetrine turistiche: più vivibilità e più sosta per i residenti


    Nota Stampa del:

    Focus:

    , , ,

    La zona di Mazzarò–Isola Bella deve essere considerata come un unico ambito urbano, con una funzione residenziale, economica e sociale, non soltanto come area turistica. Per PRT, anche la zona a mare è città, e come tale va governata mettendo al centro la vivibilità di chi ci vive, di chi ci lavora, di chi la frequenta ogni giorno.

    Il nodo più urgente riguarda la sosta dei residenti. I numeri chiariscono la sproporzione: nell’area si stimano 108 residenti (circa 55 famiglie) e un fabbisogno di 70–80 auto, mentre gli stalli “gialli” esterni presso il piazzale Funivia risultano 9 + 1 disabili. In queste condizioni, la vita quotidiana diventa un percorso a ostacoli, e il diritto di accesso e sosta si trasforma in un problema strutturale di dignità urbana.

    «I residenti di Mazzarò non chiedono privilegi. Chiedono che venga riconosciuto un principio semplice: chi vive a Mazzarò e Isola Bella deve poter accedere e sostare in condizioni ragionevoli. La vivibilità dei residenti non può restare una variabile marginale.», dichiara Arianna Moschella, membro di PRT.

    PRT ritiene che il sistema parcheggi della Funivia debba avere una funzione prioritaria a servizio dei residenti della zona. Se gli stalli dedicati sono così pochi, l’alternativa diventa spesso pagare tariffe piene sulle strisce blu o non trovare soluzione: non è un equilibrio sostenibile per un’area che è città, non solo flusso.

    «Se una città vuole governare i flussi turistici, deve prima tutelare la vita ordinaria di chi quella zona la vive davvero, e non lasciare i residenti senza una soluzione strutturale.» prosegue Moschella.

    Per questo PRT chiede azioni chiare e verificabili: aumentare gli stalli residenti nel piazzale Funivia; rimodulare l’attuale limite agli abbonamenti annuali residenti; introdurre una tariffa residenti sulle strisce blu di Mazzarò, così da garantire una risposta stabile anche quando gli stalli dedicati risultano occupati; e posizionare un display con contatore che notifichi se il parcheggio sotterraneo sia pieno prima della discesa, così da evitare ingorghi inutili.

    Accanto alla sosta, la vivibilità si misura anche su mobilità e sicurezza. Serve ragionare su come rendere più fluida la sosta degli autobus lungo la Statale e valutare il progetto di riqualificazione dell’area di sbarco delle scale di Mazzarò, trasformando il punto di fermata nel piazzale Funivia in una baia protetta: spostare la salita e discesa dei passeggeri all’interno di un’area dedicata consentirebbe più sicurezza e ridurrebbe i blocchi e le paralisi del traffico sulla SS114.

    PRT chiede che su Mazzarò e Isola Bella si apra subito una riflessione seria, concreta e non episodica, capace di rimettere al centro la vivibilità, i diritti dei residenti e una gestione più equilibrata della zona a mare. «Una città seria non sacrifica completamente la vita ordinaria dei residenti nelle aree più esposte ai flussi. Serve metodo, equilibrio e una scelta chiara: governare questa zona come parte viva di Taormina, non come semplice vetrina.» conclude Arianna Moschella.


  • Villa Comunale, alberi e post-ciclone: sicurezza sì, ma con trasparenza, tutela degli alberi e un piano di ripristino


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    Dopo la bufera del 13 febbraio 2026, il Comune ha comunicato danni rilevanti al Parco Comunale “Florence Trevelyan”, indicando l’area tra quelle più colpite. Con Ordinanza sindacale n. 12/2026 è stata disposta la riapertura parziale della Villa Comunale, con alcune zone ancora interdette. Nelle ultime settimane la stampa locale ha riferito l’avvio di lavori di messa in sicurezza, con un affidamento di circa 50 mila euro, che riguarderebbe sia alberi già sradicati sia ulteriori esemplari ritenuti a rischio di stabilità, come riportato da TaorminaNews24 nell’articolo ‘Miracolo a Taormina, TN24 suona la sveglia e partono i lavori alla villa comunale’. In questo contesto, già nel Consiglio Comunale del 2 marzo il consigliere comunale Luca Manuli aveva chiesto interventi e soprattutto chiarezza sulla situazione della Villa Comunale, proprio perché si tratta di un luogo identitario che richiede trasparenza e criteri tecnici verificabili..

    PRT non contesta gli interventi necessari per la pubblica incolumità: se vi sono alberi caduti o tecnicamente compromessi, il Comune ha il dovere di intervenire. Proprio perché, però, parliamo della Villa Comunale, uno dei luoghi simbolo di Taormina, la sicurezza non può diventare l’unico argomento. Serve trasparenza su come si sta procedendo, serve proporzione tra rischio e intervento, e serve soprattutto un quadro chiaro su cosa accade dopo gli eventuali abbattimenti.

    «Nessuno chiede di ignorare i rischi. Chiediamo che ogni rimozione sia strettamente necessaria, motivata da una base tecnica verificabile e accompagnata da un progetto pubblico di ripristino. La Villa Comunale non è un giardino qualunque: è identità e vivibilità della città», dichiara Luca Manuli.

    La cornice è chiara: la Legge 10/2013 e le Linee guida nazionali sul verde urbano indicano una gestione programmata e motivata del patrimonio arboreo, anche nei contesti di emergenza; inoltre, trattandosi di un’area inserita in un contesto paesaggisticamente tutelato, le scelte sul verde storico, oltre a richiedere l’approvazione della Soprintendenza,   richiedono cautela e tracciabilità. In questo senso, il taglio di alberi rappresenta un’opzione ultima al quale ricorrere e non è un atto neutro, ma una decisione che va spiegata e documentata, soprattutto quando incide sul paesaggio urbano storico.

    Per questo PRT chiede che il Comune renda pubblici, con chiarezza e in modo comprensibile, gli elementi essenziali: qual è la relazione tecnica che – in linea con i principi definiti  dal SIA – ha individuato gli alberi da abbattere, ne ha effettuata la valutazione di stabilità con rischi e pericoli, ha identificato l’impossibilità tecnica di interventi conservativi alternativi;  quanti sono, di quale specie e in quali punti della Villa; se si tratta di alberi già crollati, irrimediabilmente compromessi o solo classificati “a rischio”; quali passaggi siano stati seguiti tenendo conto del contesto paesaggistico; e, soprattutto, se esista un piano di ripristino e reimpianto del verde rimosso.

    «La città ha diritto a sapere quali alberi si tagliano, perché e con quale progetto di recupero. Dopo l’emergenza serve visione: non solo rimozioni, ma un piano serio per restituire alla Villa Comunale il suo verde e la sua funzione», aggiunge Ottavia Zingali (PRT).

    PRT continuerà a seguire la vicenda con un obiettivo semplice: garantire la sicurezza all’interno di contesto di legalità, senza impoverire in modo opaco il patrimonio verde e il paesaggio di Taormina. La Villa Comunale va messa in sicurezza, ma anche ricostruita e tutelata con metodo, trasparenza e responsabilità.


    Villa Comunale, alberi e post-ciclone: sicurezza sì, ma con trasparenza, tutela degli alberi e un piano di ripristino


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    Dopo la bufera del 13 febbraio 2026, il Comune ha comunicato danni rilevanti al Parco Comunale “Florence Trevelyan”, indicando l’area tra quelle più colpite. Con Ordinanza sindacale n. 12/2026 è stata disposta la riapertura parziale della Villa Comunale, con alcune zone ancora interdette. Nelle ultime settimane la stampa locale ha riferito l’avvio di lavori di messa in sicurezza, con un affidamento di circa 50 mila euro, che riguarderebbe sia alberi già sradicati sia ulteriori esemplari ritenuti a rischio di stabilità, come riportato da TaorminaNews24 nell’articolo ‘Miracolo a Taormina, TN24 suona la sveglia e partono i lavori alla villa comunale’. In questo contesto, già nel Consiglio Comunale del 2 marzo il consigliere comunale Luca Manuli aveva chiesto interventi e soprattutto chiarezza sulla situazione della Villa Comunale, proprio perché si tratta di un luogo identitario che richiede trasparenza e criteri tecnici verificabili..

    PRT non contesta gli interventi necessari per la pubblica incolumità: se vi sono alberi caduti o tecnicamente compromessi, il Comune ha il dovere di intervenire. Proprio perché, però, parliamo della Villa Comunale, uno dei luoghi simbolo di Taormina, la sicurezza non può diventare l’unico argomento. Serve trasparenza su come si sta procedendo, serve proporzione tra rischio e intervento, e serve soprattutto un quadro chiaro su cosa accade dopo gli eventuali abbattimenti.

    «Nessuno chiede di ignorare i rischi. Chiediamo che ogni rimozione sia strettamente necessaria, motivata da una base tecnica verificabile e accompagnata da un progetto pubblico di ripristino. La Villa Comunale non è un giardino qualunque: è identità e vivibilità della città», dichiara Luca Manuli.

    La cornice è chiara: la Legge 10/2013 e le Linee guida nazionali sul verde urbano indicano una gestione programmata e motivata del patrimonio arboreo, anche nei contesti di emergenza; inoltre, trattandosi di un’area inserita in un contesto paesaggisticamente tutelato, le scelte sul verde storico, oltre a richiedere l’approvazione della Soprintendenza,   richiedono cautela e tracciabilità. In questo senso, il taglio di alberi rappresenta un’opzione ultima al quale ricorrere e non è un atto neutro, ma una decisione che va spiegata e documentata, soprattutto quando incide sul paesaggio urbano storico.

    Per questo PRT chiede che il Comune renda pubblici, con chiarezza e in modo comprensibile, gli elementi essenziali: qual è la relazione tecnica che – in linea con i principi definiti  dal SIA – ha individuato gli alberi da abbattere, ne ha effettuata la valutazione di stabilità con rischi e pericoli, ha identificato l’impossibilità tecnica di interventi conservativi alternativi;  quanti sono, di quale specie e in quali punti della Villa; se si tratta di alberi già crollati, irrimediabilmente compromessi o solo classificati “a rischio”; quali passaggi siano stati seguiti tenendo conto del contesto paesaggistico; e, soprattutto, se esista un piano di ripristino e reimpianto del verde rimosso.

    «La città ha diritto a sapere quali alberi si tagliano, perché e con quale progetto di recupero. Dopo l’emergenza serve visione: non solo rimozioni, ma un piano serio per restituire alla Villa Comunale il suo verde e la sua funzione», aggiunge Ottavia Zingali (PRT).

    PRT continuerà a seguire la vicenda con un obiettivo semplice: garantire la sicurezza all’interno di contesto di legalità, senza impoverire in modo opaco il patrimonio verde e il paesaggio di Taormina. La Villa Comunale va messa in sicurezza, ma anche ricostruita e tutelata con metodo, trasparenza e responsabilità.


  • Strategia o improvvisazione: la “destagionalizzazione” annunciata e mai costruita


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    Il Carnevale si avvia alla conclusione. Doveva essere, parole dell’amministrazione, uno snodo determinante della strategia di destagionalizzazione, un appuntamento capace di attrarre flussi in un periodo tradizionalmente complesso. Oggi, invece, si chiude in un assordante silenzio: nessun rilancio, nessuna rimodulazione dopo l’emergenza legata al ciclone Harry, nessuna traccia di quel “crocevia strategico” annunciato con enfasi: se questa è la strategia, somiglia più a uno spot che a un piano.

    «Per mesi – dichiara Bonesoli l’attuale amministrazione comunale ha rivendicato l’esistenza di una “strategia chiara”, invitando cittadini e operatori economici a confidare in una programmazione orientata alla destagionalizzazione dell’offerta turistica. Ma una strategia non si misura negli slogan: si misura nella continuità, nella capacità di prevedere gli imprevisti, nella coerenza tra annunci e risultati. E qui, i fatti raccontano altro. »

    Nel febbraio 2025 si è puntato su San Valentino come evento di richiamo. Allestimenti scenografici, comunicazione intensa, autocelebrazione diffusa. Poi il nulla. Nessuna strutturazione dell’iniziativa, nessuna riproposizione nel 2026, nessuna integrazione in un calendario pluriennale. La destagionalizzazione non si improvvisa: richiede programmazione, coinvolgimento della filiera e una visione che superi l’evento spot.

    Nel frattempo si è assistito alla consueta operazione cosmetica: rivendicare come successo l’affluenza dei giorni post-natalizi, che Taormina registra da decenni per dinamiche fisiologiche. L’ordinario trasformato in straordinario. Ma la propaganda non sostituisce la pianificazione, e l’autocompiacimento non crea occupazione stabile.

    Nei confronti post-emergenza con le forze imprenditoriali è emersa la domanda cruciale: cosa comunicare e con quali tempi per non impattare la stagione turistica 2026. La risposta si è ridotta a una scadenza – “entro il 1° maggio saremo pronti per la festa del mare” – come se la stagione turistica iniziasse a Maggio. Taormina attira flussi già da Pasqua e nei weekend primaverili. Proprio per questo sarebbe servito un messaggio tempestivo, credibile e accompagnato da contenuti concreti, non una promessa calendarizzata.

    Inoltre, in una fase delicata, la comunicazione istituzionale ha talvolta assunto toni allarmistici, insistendo su criticità con potenziale danno d’immagine per la città e intrecciandole a polemiche con altri livelli istituzionali. Governare significa anche proteggere la reputazione del territorio, non esporlo a cortocircuiti comunicativi.

    «Il Sindaco di Taormina – aggiunge Bonesoli – mostra i suoi limiti con queste dichiarazioni sui social. È giusto richiamare l’attenzione delle istituzioni per accelerare investimenti e ricostruzione, ma Taormina è una realtà complessa: ci sono interessi diversi da tutelare e una comunità che ha bisogno di equilibrio, non di slogan.»

    La percezione diffusa tra operatori e cittadini è quella di una regia assente: flussi turistici presenti ma non accompagnati da un progetto coerente, da un calendario pubblico definito, da obiettivi misurabili. Si naviga a vista, confidando che il meteo e la riapertura delle strutture ricettive facciano il resto.

    «La politica urlata e lo scontro giovano più al personaggio politico, impegnato in varie campagne elettorali, che al tessuto economico e sociale taorminese. Serve polso fermo con le istituzioni, ma anche attenzione nella comunicazione: altrimenti rischiamo, oltre al danno del ciclone, anche la beffa di una domanda turistica frenata da certe dichiarazioni» – conclude Manuli.

    La destagionalizzazione non si annuncia: si costruisce. Con visione, continuità e responsabilità. Senza questi elementi, la “strategia” resta una parola buona per i post social. E Taormina merita molto più di una narrazione: merita un’amministrazione che trasformi gli annunci in risultati.


    Strategia o improvvisazione: la “destagionalizzazione” annunciata e mai costruita


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    Il Carnevale si avvia alla conclusione. Doveva essere, parole dell’amministrazione, uno snodo determinante della strategia di destagionalizzazione, un appuntamento capace di attrarre flussi in un periodo tradizionalmente complesso. Oggi, invece, si chiude in un assordante silenzio: nessun rilancio, nessuna rimodulazione dopo l’emergenza legata al ciclone Harry, nessuna traccia di quel “crocevia strategico” annunciato con enfasi: se questa è la strategia, somiglia più a uno spot che a un piano.

    «Per mesi – dichiara Bonesoli l’attuale amministrazione comunale ha rivendicato l’esistenza di una “strategia chiara”, invitando cittadini e operatori economici a confidare in una programmazione orientata alla destagionalizzazione dell’offerta turistica. Ma una strategia non si misura negli slogan: si misura nella continuità, nella capacità di prevedere gli imprevisti, nella coerenza tra annunci e risultati. E qui, i fatti raccontano altro. »

    Nel febbraio 2025 si è puntato su San Valentino come evento di richiamo. Allestimenti scenografici, comunicazione intensa, autocelebrazione diffusa. Poi il nulla. Nessuna strutturazione dell’iniziativa, nessuna riproposizione nel 2026, nessuna integrazione in un calendario pluriennale. La destagionalizzazione non si improvvisa: richiede programmazione, coinvolgimento della filiera e una visione che superi l’evento spot.

    Nel frattempo si è assistito alla consueta operazione cosmetica: rivendicare come successo l’affluenza dei giorni post-natalizi, che Taormina registra da decenni per dinamiche fisiologiche. L’ordinario trasformato in straordinario. Ma la propaganda non sostituisce la pianificazione, e l’autocompiacimento non crea occupazione stabile.

    Nei confronti post-emergenza con le forze imprenditoriali è emersa la domanda cruciale: cosa comunicare e con quali tempi per non impattare la stagione turistica 2026. La risposta si è ridotta a una scadenza – “entro il 1° maggio saremo pronti per la festa del mare” – come se la stagione turistica iniziasse a Maggio. Taormina attira flussi già da Pasqua e nei weekend primaverili. Proprio per questo sarebbe servito un messaggio tempestivo, credibile e accompagnato da contenuti concreti, non una promessa calendarizzata.

    Inoltre, in una fase delicata, la comunicazione istituzionale ha talvolta assunto toni allarmistici, insistendo su criticità con potenziale danno d’immagine per la città e intrecciandole a polemiche con altri livelli istituzionali. Governare significa anche proteggere la reputazione del territorio, non esporlo a cortocircuiti comunicativi.

    «Il Sindaco di Taormina – aggiunge Bonesoli – mostra i suoi limiti con queste dichiarazioni sui social. È giusto richiamare l’attenzione delle istituzioni per accelerare investimenti e ricostruzione, ma Taormina è una realtà complessa: ci sono interessi diversi da tutelare e una comunità che ha bisogno di equilibrio, non di slogan.»

    La percezione diffusa tra operatori e cittadini è quella di una regia assente: flussi turistici presenti ma non accompagnati da un progetto coerente, da un calendario pubblico definito, da obiettivi misurabili. Si naviga a vista, confidando che il meteo e la riapertura delle strutture ricettive facciano il resto.

    «La politica urlata e lo scontro giovano più al personaggio politico, impegnato in varie campagne elettorali, che al tessuto economico e sociale taorminese. Serve polso fermo con le istituzioni, ma anche attenzione nella comunicazione: altrimenti rischiamo, oltre al danno del ciclone, anche la beffa di una domanda turistica frenata da certe dichiarazioni» – conclude Manuli.

    La destagionalizzazione non si annuncia: si costruisce. Con visione, continuità e responsabilità. Senza questi elementi, la “strategia” resta una parola buona per i post social. E Taormina merita molto più di una narrazione: merita un’amministrazione che trasformi gli annunci in risultati.


  • Tributi: un reset ordinato per tornare alla normalità. Meno errori, meno contenziosi, più fiducia


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    La Legge di bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1 commi 102–110) consente ai Comuni di introdurre, con regolamento, forme di definizione agevolata delle proprie entrate tributarie e patrimoniali: una definizione agevolata dei tributi locali. Uno strumento che, se impostato con serietà e compatibilità con gli equilibri di bilancio, può contribuire a chiudere posizioni pregresse e incagliate, riducendo componenti accessorie (sanzioni/interessi) e soprattutto il contenzioso che, negli anni, ha pesato sulla città.

    Taormina ha bisogno di uscire dalla stagione della gestione “a strappi” e della conflittualità permanente: file interminabili, comunicazioni spesso poco chiare, avvisi contestati e correzioni tardive hanno prodotto sfiducia e un costo amministrativo che ricade sui cittadini e sull’ente. La definizione agevolata, per come prevista dalla normativa nazionale e declinabile a livello comunale tramite regolamento, può essere un’operazione di “reset ordinato”: chiudere il pregresso litigioso e ripartire con banca dati pulita, comunicazioni corrette, assistenza che previene gli errori e controlli mirati.

    «Con questo strumento – dichiara Manuli – possiamo riportare il sistema dentro un perimetro di normalità: meno errori, meno avvisi sbagliati, meno code, meno guerre infinite. La legalità non si misura con l’accanimento burocratico: si misura con precisione, correttezza e controlli mirati sui veri evasori, senza penalizzare chi è in regola.»

    PRT ritiene che, per essere credibile e utile, la misura debba essere impostata in modo chiaro: una finestra definita nel tempo, criteri trasparenti, premialità per chi chiude rapidamente e una rendicontazione pubblica dei risultati (posizioni chiuse, contenziosi ridotti, risorse liberate). L’obiettivo è riportare il rapporto tra Comune e contribuenti in una cornice di normalità amministrativa e fiducia.

    Ridurre gli incassi dalla riscossione coattiva non è in linea al disegno della partecipata Equità Urbana, le cui entrate sono in larga parte collegate agli incassi derivanti dalla riscossione coattiva. Tuttavia, riteniamo che questa sia la scelta più corretta e lungimirante per il bene della nostra città: una riscossione moderna non si regge sulla coattiva come “normalità”, ma su banche dati pulite, comunicazioni corrette, assistenza che risolve i problemi e recupero serio dell’evaso reale.

    «Questo strumento – conclude Manuli – può servire a rendere il rientro più sostenibile e accessibile, perché spesso sanzioni e interessi finiscono per pesare in modo significativo sul totale dovuto. È anche un modo per chiudere con il passato: ridurre il contenzioso, aumentare gli incassi in modo ordinato e senza tartassare il cittadino. Soprattutto, cambia l’impostazione: il Comune deve tornare a incontrare il contribuente, non a considerarlo un nemico. È una scelta di metodo: dalla sola coattiva alla moral suasion, con regole chiare e comunicazioni corrette.»


    Tag:

    Tributi: un reset ordinato per tornare alla normalità. Meno errori, meno contenziosi, più fiducia


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    La Legge di bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1 commi 102–110) consente ai Comuni di introdurre, con regolamento, forme di definizione agevolata delle proprie entrate tributarie e patrimoniali: una definizione agevolata dei tributi locali. Uno strumento che, se impostato con serietà e compatibilità con gli equilibri di bilancio, può contribuire a chiudere posizioni pregresse e incagliate, riducendo componenti accessorie (sanzioni/interessi) e soprattutto il contenzioso che, negli anni, ha pesato sulla città.

    Taormina ha bisogno di uscire dalla stagione della gestione “a strappi” e della conflittualità permanente: file interminabili, comunicazioni spesso poco chiare, avvisi contestati e correzioni tardive hanno prodotto sfiducia e un costo amministrativo che ricade sui cittadini e sull’ente. La definizione agevolata, per come prevista dalla normativa nazionale e declinabile a livello comunale tramite regolamento, può essere un’operazione di “reset ordinato”: chiudere il pregresso litigioso e ripartire con banca dati pulita, comunicazioni corrette, assistenza che previene gli errori e controlli mirati.

    «Con questo strumento – dichiara Manuli – possiamo riportare il sistema dentro un perimetro di normalità: meno errori, meno avvisi sbagliati, meno code, meno guerre infinite. La legalità non si misura con l’accanimento burocratico: si misura con precisione, correttezza e controlli mirati sui veri evasori, senza penalizzare chi è in regola.»

    PRT ritiene che, per essere credibile e utile, la misura debba essere impostata in modo chiaro: una finestra definita nel tempo, criteri trasparenti, premialità per chi chiude rapidamente e una rendicontazione pubblica dei risultati (posizioni chiuse, contenziosi ridotti, risorse liberate). L’obiettivo è riportare il rapporto tra Comune e contribuenti in una cornice di normalità amministrativa e fiducia.

    Ridurre gli incassi dalla riscossione coattiva non è in linea al disegno della partecipata Equità Urbana, le cui entrate sono in larga parte collegate agli incassi derivanti dalla riscossione coattiva. Tuttavia, riteniamo che questa sia la scelta più corretta e lungimirante per il bene della nostra città: una riscossione moderna non si regge sulla coattiva come “normalità”, ma su banche dati pulite, comunicazioni corrette, assistenza che risolve i problemi e recupero serio dell’evaso reale.

    «Questo strumento – conclude Manuli – può servire a rendere il rientro più sostenibile e accessibile, perché spesso sanzioni e interessi finiscono per pesare in modo significativo sul totale dovuto. È anche un modo per chiudere con il passato: ridurre il contenzioso, aumentare gli incassi in modo ordinato e senza tartassare il cittadino. Soprattutto, cambia l’impostazione: il Comune deve tornare a incontrare il contribuente, non a considerarlo un nemico. È una scelta di metodo: dalla sola coattiva alla moral suasion, con regole chiare e comunicazioni corrette.»


    Tag:

  • Capodanno al Palazzo dei Congressi: Iter seguiti a tempo di musica


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    «Quanto avvenuto nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio al Palazzo dei Congressi rappresenta un precedente grave. osserva il consigliere Manuli. «Dopo la nostra segnalazione sull’uso improprio del Palazzo dei Congressi, l’assessore Sferra ha liquidato la vicenda con la frase: “Abbiamo seguito quello che è l’iter”. Si tratta di propaganda e mistificazione. Il messaggio che ne deriva è di tracotanza politica e amministrativa: la cosa pubblica e le sue regole si piegano alle esigenze di pochi. Questo metodo non è accettabile.» Conclude  Manuli.

    Si ricorda che il Sindaco, con Decreto n. 43 del 30/12/2025, ha vietato il ballo e fissato il limite massimo di partecipanti a 150 persone. Eppure, come documentano i video circolati e le ricostruzioni raccolte in città, al Palazzo dei Congressi si è ballato e, consentendo l’ingresso dopo cena, si è verosimilmente superato il limite di partecipanti prescritto. Tra i presenti, circostanza che, se confermata, aggraverebbe il messaggio  veicolato, figuravano l’assessore Sferra e altri amministratori e consiglieri di maggioranza. «Come si può chiedere il rispetto delle regole ai cittadini se chi rappresenta le istituzioni sembra fare orecchie da marcante alle richieste di chiarimento effettivo?» — afferma il membro di PRT Alessio Bonesoli

    Questa vicenda è una cartina di tornasole del metodo di governo vigente: affermazioni pubbliche che attenuano o deformano i fatti, comunicazione propagandistica, applicazione delle regole a geometria variabile. Il Sindaco, correttamente, richiama spesso il concetto di legalità; tuttavia, la mancata osservanza di un decreto sindacale svilisce e depotenzia questo messaggio. Infatti, emerge uno scostamento fra narrazione e realtà, e si indebolisce la credibilità con cui si pretende di parlare di “buona amministrazione”, soprattutto quando sembrerebbe che siano gli stessi membri dell’amministrazione a non dare l’esempio e a rispettare le regole. 

    PRT chiede che sia chiarito perché le prescrizioni del Sindaco non siano state osservate. Si ritiene che la città abbia diritto di sapere se consiglieri di maggioranza e assessori ritengano di poter disattendere quanto decretato dal Sindaco. Una risposta netta è indispensabile per tutelare la credibilità delle istituzioni e per ribadire che le stesse regole valgono per tutti.


    Capodanno al Palazzo dei Congressi: Iter seguiti a tempo di musica


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    «Quanto avvenuto nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio al Palazzo dei Congressi rappresenta un precedente grave. osserva il consigliere Manuli. «Dopo la nostra segnalazione sull’uso improprio del Palazzo dei Congressi, l’assessore Sferra ha liquidato la vicenda con la frase: “Abbiamo seguito quello che è l’iter”. Si tratta di propaganda e mistificazione. Il messaggio che ne deriva è di tracotanza politica e amministrativa: la cosa pubblica e le sue regole si piegano alle esigenze di pochi. Questo metodo non è accettabile.» Conclude  Manuli.

    Si ricorda che il Sindaco, con Decreto n. 43 del 30/12/2025, ha vietato il ballo e fissato il limite massimo di partecipanti a 150 persone. Eppure, come documentano i video circolati e le ricostruzioni raccolte in città, al Palazzo dei Congressi si è ballato e, consentendo l’ingresso dopo cena, si è verosimilmente superato il limite di partecipanti prescritto. Tra i presenti, circostanza che, se confermata, aggraverebbe il messaggio  veicolato, figuravano l’assessore Sferra e altri amministratori e consiglieri di maggioranza. «Come si può chiedere il rispetto delle regole ai cittadini se chi rappresenta le istituzioni sembra fare orecchie da marcante alle richieste di chiarimento effettivo?» — afferma il membro di PRT Alessio Bonesoli

    Questa vicenda è una cartina di tornasole del metodo di governo vigente: affermazioni pubbliche che attenuano o deformano i fatti, comunicazione propagandistica, applicazione delle regole a geometria variabile. Il Sindaco, correttamente, richiama spesso il concetto di legalità; tuttavia, la mancata osservanza di un decreto sindacale svilisce e depotenzia questo messaggio. Infatti, emerge uno scostamento fra narrazione e realtà, e si indebolisce la credibilità con cui si pretende di parlare di “buona amministrazione”, soprattutto quando sembrerebbe che siano gli stessi membri dell’amministrazione a non dare l’esempio e a rispettare le regole. 

    PRT chiede che sia chiarito perché le prescrizioni del Sindaco non siano state osservate. Si ritiene che la città abbia diritto di sapere se consiglieri di maggioranza e assessori ritengano di poter disattendere quanto decretato dal Sindaco. Una risposta netta è indispensabile per tutelare la credibilità delle istituzioni e per ribadire che le stesse regole valgono per tutti.


  • Capodanno passa, il metodo resta: una serata biodegradabile o commestibile? 


    Nota Stampa del:

    Focus:


    La vicenda della “cena spettacolo” al Palazzo dei Congressi non è un dettaglio di fine anno: è una cartina di tornasole del metodo amministrativo. Gli atti comunali parlano chiaramente di evento privato “su inviti” e fissano una capienza massima di 120 posti (anche se con l’ultima determina sindacale si parla ora di 150 posti); la promozione, invece, lo presenta come una Festa di Capodanno aperta al pubblico, con post dedicati, pagina su piattaforma di biglietteria online con prezzi e biglietti. Pubblico o privato? Con inviti o con vendita? La coerenza qui non è forma: è sostanza.

    Negli atti la finalità è raccolta fondi di un’associazione sportiva. Nelle locandine e nei testi diffusi online, però, la raccolta fondi non compare: si legge “cena spettacolo – Capodanno”. Il risultato concreto è che l’evento appare come un’iniziativa in concorrenza diretta con ristoranti, alberghi e locali di Taormina che programmano il Capodanno da mesi. Se si intende aprire il Palazzo dei Congressi a serate di questo tipo, occorre dirlo con trasparenza e fissare regole uguali per tutti, non trasformare un uso “su inviti” in un Capodanno per chiunque trovi il link o venga raggiunto dalla promozione della serata.

    Il punto sui numeri: la richiesta presentata indica 120 partecipanti (cosi come indicato nel modulo presentato al Comune), mentre in città si parla addirittura di 350 avventori complessivi, stima che sembra credibile visto che per l’evento si vendono anche biglietti per dopo cena a 30€  e tavoli (privé) a 400€. Il tutto appare fortemente in contrasto con il tipo di concessione fatta, con la finalità dichiarata dal richiedente e con il limite di persone fissato. Inoltre, con la determina sindacla n.43 del 30/12/2025 viene espressamente vietato “il ballo”, cosa che ci si chiede se sia stata chiarita ai partecipanti, visto il tipo di comunicazione fatta e la possibilità di biglietti e tavoli per il dopo cena. Ora, senza discutere i prezzi, facciamo un ordine di grandezza dell’evento: la sola cena (120 × 150 €) vale 18.000€; se altre 230 persone accedessero dopo cena al costo di 30€, si aggiungerebbero 6.900€, e non consideriamo i tavoli a 400€ e l’eventuale somministrazione di bevande. Parliamo dunque di almeno 24.900€ di incasso potenziale tra cena e dopo cena, a fronte di un canone di 3.227,82€.  

    «Le voci che circolano restano voci – osserva il consigliere Manuli ma il tipo di promozione adottato con la presenza su Eventbrite, Ticket Events e i riferimenti al dopo cena solleva più di un dubbio sulla reale natura di questo evento»

    Altro tema riguarda il canone di locazione. La Delibera di Consiglio Comunale n. 7/2024 ha stabilito l’incremento del 50% dei canoni basati sulla D.G. n. 69/2010 per il Palazzo dei Congressi. In Delibera di Giunta, per la sala richiesta è indicato un canone giornaliero di € 4.491,94: applicando l’incremento del 50% si arriva a € 6.737,91 al giorno. Poiché la richiesta riguarda due giornate (31/12/25 e 1/1/26), il canone base diventerebbe € 13.475,82; considerato inoltre che la richiesta è stata presentata entro i 20 giorni (con sovrapprezzo del 10%), l’importo teorico salirebbe a € 7.411,70 a giorno, cioè € 14.823,40 per due giorni. Come si spiega allora la concessione a € 3.227,82? Sono stati applicati sconti? La Delibera di Giunta che autorizza la concessione non ne fa menzione, l’evento non risulta patrocinato dal Comune e, alla luce dell’art. 4 del Regolamento approvato con D.C.C. n. 7/2024, non sembrano ricorrere gli estremi per riduzioni o agevolazioni. Su questi punti serve una spiegazione puntuale: allo stato, i conti non tornano.

    «Anche le tempistiche adottate confermano l’immagine di un’amministrazione a due velocità: quando interessa decidere, sa essere fulminea; quando serve spiegare, arriva tardi o confonde. In pochi giorni si è passati dalla richiesta alla concessione per una serata di Capodanno, mentre per altre questioni, come gli accertamenti sbagliati e le richieste delle associazioni sportive, i tempi si dilatano. – prosegue Manuli È una velocità selettiva che non appare trasparente né imparziale: non diciamo che si favorisca qualcuno, diciamo che così si alimenta il sospetto e si indebolisce la fiducia, forse già ai minimi termini, in chi ci amministra e ricopre ruoli istituzionali»

    PRT non condivide questa impostazione del Palazzo dei Congressi. È un bene identitario della città, nato per attività culturali e congressuali, da gestire con criteri pubblici, chiari e stabili. Se l’Amministrazione vuole davvero utilizzare il Palazzo anche come luogo per “serate”, lo dichiari senza giri di parole e informi tutte le associazioni e gli operatori del territorio che è possibile organizzare lì eventi di questo genere.

    «Non condividiamo la scelta di usare il Palazzo dei Congressi per cene e spettacoli. Quando il Sindaco parlava della “nuova vita” del Palazzo dei Congressi, non immaginavamo certo che intendesse questo. La “nuova vita” dovrebbe passare da cultura, congressi, programmazione di qualità e regole chiare, non da serate di capodanno ambiguamente promosse» . – aggiunge il membro di PRT Marco Rao. 

     «Questa gestione tracotante non ci appartiene: la cosa pubblica finisce per apparire trattata come se fosse proprietà di chi governa oggi e della forza politica che lo sostiene. Non è così che si amministrano i beni comuni: servono regole uguali per tutti, rispetto della città e trasparenza.» conclude Luca Manuli.In conclusione: Capodanno passa, il metodo resta. Taormina ha bisogno di un’Amministrazione che non confonda privato e pubblico, inviti e biglietti, raccolte fondi e feste, biodegradabile e commestibile.


    Tag:

    Capodanno passa, il metodo resta: una serata biodegradabile o commestibile? 


    Nota Stampa del:

    Focus:


    La vicenda della “cena spettacolo” al Palazzo dei Congressi non è un dettaglio di fine anno: è una cartina di tornasole del metodo amministrativo. Gli atti comunali parlano chiaramente di evento privato “su inviti” e fissano una capienza massima di 120 posti (anche se con l’ultima determina sindacale si parla ora di 150 posti); la promozione, invece, lo presenta come una Festa di Capodanno aperta al pubblico, con post dedicati, pagina su piattaforma di biglietteria online con prezzi e biglietti. Pubblico o privato? Con inviti o con vendita? La coerenza qui non è forma: è sostanza.

    Negli atti la finalità è raccolta fondi di un’associazione sportiva. Nelle locandine e nei testi diffusi online, però, la raccolta fondi non compare: si legge “cena spettacolo – Capodanno”. Il risultato concreto è che l’evento appare come un’iniziativa in concorrenza diretta con ristoranti, alberghi e locali di Taormina che programmano il Capodanno da mesi. Se si intende aprire il Palazzo dei Congressi a serate di questo tipo, occorre dirlo con trasparenza e fissare regole uguali per tutti, non trasformare un uso “su inviti” in un Capodanno per chiunque trovi il link o venga raggiunto dalla promozione della serata.

    Il punto sui numeri: la richiesta presentata indica 120 partecipanti (cosi come indicato nel modulo presentato al Comune), mentre in città si parla addirittura di 350 avventori complessivi, stima che sembra credibile visto che per l’evento si vendono anche biglietti per dopo cena a 30€  e tavoli (privé) a 400€. Il tutto appare fortemente in contrasto con il tipo di concessione fatta, con la finalità dichiarata dal richiedente e con il limite di persone fissato. Inoltre, con la determina sindacla n.43 del 30/12/2025 viene espressamente vietato “il ballo”, cosa che ci si chiede se sia stata chiarita ai partecipanti, visto il tipo di comunicazione fatta e la possibilità di biglietti e tavoli per il dopo cena. Ora, senza discutere i prezzi, facciamo un ordine di grandezza dell’evento: la sola cena (120 × 150 €) vale 18.000€; se altre 230 persone accedessero dopo cena al costo di 30€, si aggiungerebbero 6.900€, e non consideriamo i tavoli a 400€ e l’eventuale somministrazione di bevande. Parliamo dunque di almeno 24.900€ di incasso potenziale tra cena e dopo cena, a fronte di un canone di 3.227,82€.  

    «Le voci che circolano restano voci – osserva il consigliere Manuli ma il tipo di promozione adottato con la presenza su Eventbrite, Ticket Events e i riferimenti al dopo cena solleva più di un dubbio sulla reale natura di questo evento»

    Altro tema riguarda il canone di locazione. La Delibera di Consiglio Comunale n. 7/2024 ha stabilito l’incremento del 50% dei canoni basati sulla D.G. n. 69/2010 per il Palazzo dei Congressi. In Delibera di Giunta, per la sala richiesta è indicato un canone giornaliero di € 4.491,94: applicando l’incremento del 50% si arriva a € 6.737,91 al giorno. Poiché la richiesta riguarda due giornate (31/12/25 e 1/1/26), il canone base diventerebbe € 13.475,82; considerato inoltre che la richiesta è stata presentata entro i 20 giorni (con sovrapprezzo del 10%), l’importo teorico salirebbe a € 7.411,70 a giorno, cioè € 14.823,40 per due giorni. Come si spiega allora la concessione a € 3.227,82? Sono stati applicati sconti? La Delibera di Giunta che autorizza la concessione non ne fa menzione, l’evento non risulta patrocinato dal Comune e, alla luce dell’art. 4 del Regolamento approvato con D.C.C. n. 7/2024, non sembrano ricorrere gli estremi per riduzioni o agevolazioni. Su questi punti serve una spiegazione puntuale: allo stato, i conti non tornano.

    «Anche le tempistiche adottate confermano l’immagine di un’amministrazione a due velocità: quando interessa decidere, sa essere fulminea; quando serve spiegare, arriva tardi o confonde. In pochi giorni si è passati dalla richiesta alla concessione per una serata di Capodanno, mentre per altre questioni, come gli accertamenti sbagliati e le richieste delle associazioni sportive, i tempi si dilatano. – prosegue Manuli È una velocità selettiva che non appare trasparente né imparziale: non diciamo che si favorisca qualcuno, diciamo che così si alimenta il sospetto e si indebolisce la fiducia, forse già ai minimi termini, in chi ci amministra e ricopre ruoli istituzionali»

    PRT non condivide questa impostazione del Palazzo dei Congressi. È un bene identitario della città, nato per attività culturali e congressuali, da gestire con criteri pubblici, chiari e stabili. Se l’Amministrazione vuole davvero utilizzare il Palazzo anche come luogo per “serate”, lo dichiari senza giri di parole e informi tutte le associazioni e gli operatori del territorio che è possibile organizzare lì eventi di questo genere.

    «Non condividiamo la scelta di usare il Palazzo dei Congressi per cene e spettacoli. Quando il Sindaco parlava della “nuova vita” del Palazzo dei Congressi, non immaginavamo certo che intendesse questo. La “nuova vita” dovrebbe passare da cultura, congressi, programmazione di qualità e regole chiare, non da serate di capodanno ambiguamente promosse» . – aggiunge il membro di PRT Marco Rao. 

     «Questa gestione tracotante non ci appartiene: la cosa pubblica finisce per apparire trattata come se fosse proprietà di chi governa oggi e della forza politica che lo sostiene. Non è così che si amministrano i beni comuni: servono regole uguali per tutti, rispetto della città e trasparenza.» conclude Luca Manuli.In conclusione: Capodanno passa, il metodo resta. Taormina ha bisogno di un’Amministrazione che non confonda privato e pubblico, inviti e biglietti, raccolte fondi e feste, biodegradabile e commestibile.


    Tag:

  • Partecipate: piani stravolti in sei mesi. Le nostre critiche erano fondate


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    Durante il Consiglio comunale del 18 Dicembre sono state presentate le delibere per l’approvazione dei primi budget triennali delle tre partecipate costituite nel 2025 (Taormina Social City, Fondazione Taormina, Patrimonio Taormina). Fin dalla costituzione di queste società PRT aveva evidenziato criticità sostanziali e formali. 

    «Così concepite, queste società diventeranno solamente un costo per i cittadini e leve di equilibrio politico, più che strumenti per migliorare servizi e vivibilità. Per averlo detto e per avere sottolineato che i piani presentati erano inadeguati e non precisi, ci è stato detto che eravamo o “stolti” o “in mala fede” » dichiara Marco Rao (PRT). 

    In pochi mesi cambiano impostazioni e numeri in modo significativo: non è normale. È il segno di piani deboli e di informazioni insufficienti. Senza Piano Programma, KPI chiari e PEF leggibile per sezioni, il controllo analogo si svuota e il rischio è gravare di costi i cittadini senza garanzie di risultati.

    «Oggi  – osserva il consigliere Manuli  i bilanci di previsione approvati stravolgono i quadri su cui la maggioranza chiedeva fiducia pochi mesi fa: scostamenti marcati, informazioni incomplete e motivazioni insufficienti. È la conferma che quei piani non erano solidi, ma inadeguati e incompleti».

    Nei budget approvati emergono varie criticità.Il budget della Taormina Social City giunge in aula senza il Piano Programma previsto sia dall’art. 114 del  TUEL che dallo Statuto della stessa partecipata e con un PEF stravolto: aumenta il personale, calano alcune voci di ricavo, crescono i costi “internalizzati”. Manca però un quadro puntuale di utenti, servizi e tariffe e non ci sono indicatori per misurare la qualità e motivare gli scostamenti.


    Per la Fondazione Taormina si registrano riduzioni significative su ricavi, autofinanziamento, personale e rendite dei beni. Non è disponibile un impianto programmatorio leggibile – Piano Programma, PEF articolato per sezioni, analisi costi-benefici, indicatori – mentre le risorse pubbliche aumentano; viene meno, così, il collegamento trasparente tra spesa attesa e risultati.

    Il budget della Patrimonio Taormina è carente del Piano Programma, previsto sia dall’art. 114 del  TUEL che dallo Statuto della stessa partecipata e viene presentato con una sola tabella del PEF, senza linee gestionali, indicatori, piano investimenti e fabbisogno del personale; inoltre, verbali e parere dei revisori rinviano ad atti non allegati.

    «In queste condizioni il Consiglio non può svolgere un controllo effettivo e il mio voto non poteva che essere contrario. Serve una visione e una strategia che veda come priorità l’interesse di Taormina e dei taorminesi, serve metodo e trasparenza per garantire efficienza nella gestione dei costi, serve competenza e aprtura al confronto per essere efficaci. Solo così si amministra nell’interesse di Taormina» conclude Luca Manuli.


    Partecipate: piani stravolti in sei mesi. Le nostre critiche erano fondate


    Nota Stampa del:

    Focus:

    ,

    Durante il Consiglio comunale del 18 Dicembre sono state presentate le delibere per l’approvazione dei primi budget triennali delle tre partecipate costituite nel 2025 (Taormina Social City, Fondazione Taormina, Patrimonio Taormina). Fin dalla costituzione di queste società PRT aveva evidenziato criticità sostanziali e formali. 

    «Così concepite, queste società diventeranno solamente un costo per i cittadini e leve di equilibrio politico, più che strumenti per migliorare servizi e vivibilità. Per averlo detto e per avere sottolineato che i piani presentati erano inadeguati e non precisi, ci è stato detto che eravamo o “stolti” o “in mala fede” » dichiara Marco Rao (PRT). 

    In pochi mesi cambiano impostazioni e numeri in modo significativo: non è normale. È il segno di piani deboli e di informazioni insufficienti. Senza Piano Programma, KPI chiari e PEF leggibile per sezioni, il controllo analogo si svuota e il rischio è gravare di costi i cittadini senza garanzie di risultati.

    «Oggi  – osserva il consigliere Manuli  i bilanci di previsione approvati stravolgono i quadri su cui la maggioranza chiedeva fiducia pochi mesi fa: scostamenti marcati, informazioni incomplete e motivazioni insufficienti. È la conferma che quei piani non erano solidi, ma inadeguati e incompleti».

    Nei budget approvati emergono varie criticità.Il budget della Taormina Social City giunge in aula senza il Piano Programma previsto sia dall’art. 114 del  TUEL che dallo Statuto della stessa partecipata e con un PEF stravolto: aumenta il personale, calano alcune voci di ricavo, crescono i costi “internalizzati”. Manca però un quadro puntuale di utenti, servizi e tariffe e non ci sono indicatori per misurare la qualità e motivare gli scostamenti.


    Per la Fondazione Taormina si registrano riduzioni significative su ricavi, autofinanziamento, personale e rendite dei beni. Non è disponibile un impianto programmatorio leggibile – Piano Programma, PEF articolato per sezioni, analisi costi-benefici, indicatori – mentre le risorse pubbliche aumentano; viene meno, così, il collegamento trasparente tra spesa attesa e risultati.

    Il budget della Patrimonio Taormina è carente del Piano Programma, previsto sia dall’art. 114 del  TUEL che dallo Statuto della stessa partecipata e viene presentato con una sola tabella del PEF, senza linee gestionali, indicatori, piano investimenti e fabbisogno del personale; inoltre, verbali e parere dei revisori rinviano ad atti non allegati.

    «In queste condizioni il Consiglio non può svolgere un controllo effettivo e il mio voto non poteva che essere contrario. Serve una visione e una strategia che veda come priorità l’interesse di Taormina e dei taorminesi, serve metodo e trasparenza per garantire efficienza nella gestione dei costi, serve competenza e aprtura al confronto per essere efficaci. Solo così si amministra nell’interesse di Taormina» conclude Luca Manuli.